San Nicola di Serbia. Catechismo "Fede dei santi"



Questa del Cristo è la rivelazione personale, unica e completa di Dio agli uomini per la loro illuminazione e salvezza. Una seconda illuminazione da parte di Dio non ci sarà più ed oltre al Cristo non può essere atteso un altro Messia sino alla fine del mondo.

La Verità, insegnataci e rivelataci da Dio, non può essere paragonata con le religioni e le dottrine filosofiche che sono frutto della mente umana. Il Sangue del Figlio di Dio non può essere posto sullo stesso piano dell’inchiostro degli uomini di lettere.

Dobbiamo combattere i tentativi di una simile equiparazione in primo luogo approfondendo la nostra conoscenza della Fede Ortodossa, applicandola alla vita quotidiana, penetrando in essa come lo studioso approfondisce 1e sue scoperte, sollevandoci cioè dai gradini più bassi all’altezza de11a Fede perfetta.

INTRODUZIONE

LA RELIGIONE CRISTIANA IN GENERE

Che cosa è la religione cristiana?

La religione cristiana è la conoscenza nel Cristo dei più importanti misteri dell’essere e della vita, conoscenza che gli uomini possono conseguire solo credendo in lui, non con i loro sforzi individuali.

Quali sono i più importanti misteri dell’essere e della vita di cui solo il Cristo ha la vera conoscenza?

Ci Sono:

• Il mistero delle realtà invisibili di Dio, degli Angeli e dell’anima umana.

Il mistero della creazione del mondo e della sua fine.

• Il mistero di Dio che incessantemente guida l’uomo e tutta l’umanità ad un fine prestabilito, secondo la sua sapienza e la sua potenza.

• Il mistero del peccato dell’uomo, della sua caduta e Redenzione grazie all’incarnazione del Verbo.

• Il mistero del Regno di Dio quale fino ultimo della vita terrena dell’uomo e quella della vita retta che conduce a questo fine, cioè del comportamento dall’uomo nei confronti di se stesso, del suo prossimo e di Dio.

• Il mistero della resurrezione dei morti, del giudizio finale e della vita eterna.

Altri fondatori di religioni, intellettuali e filosofi hanno tentato di riso1vevere questi misteri?

Certamente ci sono stati molti. Ma 1’hanno fatto solo con le loro limitate forze umane, con la meditazione e con lo studio tenace del mondo e della natura umana. Tutti i loro tentatavi terminavano con premesse e varie teorie in netto contrasto le une con le altre.

In che cosa consiste la superbia nei loro confronti della conoscenza nel Cristo?

Nella superiorità del Cristo quale testimone oculare. Infatti egli afferma: “Io dico ciò che ho visto” (Gv. 7,38), e così pure “Nessuno è salito al Cielo all’infuori di colui che è sceso dal Cielo, il Figlio dell’Uomo che è in Cielo” (Gv. 3.13). Ai dottori della legge del suo tempo disse: “Voi venite dal basso, io dall’alto; voi siete di questo mondo,

mentre io non so sono di questo mondo” (Gv. 8,23). Ad uno dei capi d’Israele dichiarò:

“In verità, in verità ti dico: parlo di ciò che so e testimonio ciò che so e testimonio ciò che ho visto.” (Gv. 3,11). E molte altre affermazioni di questo genere egli fece con l’autorità di un testimone oculare che ha conosciuto tutti i misteri del Cielo e della terra, tanto che la gente si stupiva della sua scienza, poiché "nessuno mai par1ò come

quello uomo” (Gv. 7,46).

Infatti, nella vita quotidiana prestiamo maggior fede ad un testimone oculare anziché d un teorico o ad un filosofo. Ma ci sono stati anche altri fondatori di religioni, i quali hanno affermato d’aver ricevuto la loro dottrina da singoli angeli.

Questi ultimi sono testimoni oculari di grandi misteri. Che ne dobbiamo pensare?

E’ vero cha alcune volte il Signore mandò i suoi angeli a singole persone per istruirle e guidarle. Ma più spesso furono gli uomini ad avere false visioni, in cui apparivano spiriti maligni sotto l’aspetto d’angeli. Inoltre il caso del Cristo è del tutto diverso, in quanto non fu né istruito né guidato da angeli. Anzi fu lui a comandare alle schiere

angeliche ed a cacciare gli spiriti maligni dagli uomini. Gli angeli lo servivano, mentre i demoni tremavano davanti a lui.

In tal caso dobbiamo ritenere che la religione cristiana sia superiore a tutte le altre sulla terra?

La fede cristiana non si potrebbe neppure paragonare con le altre religioni e, se dovessimo usare un linguaggio preciso, non si dovrebbe neppure chiamare “religione” nel significato pagano che assume questo termine. Infatti, essa non è una religione tra le altre, ma è la Fede nel Cristo, e la rivelazione del Cristo. È la rivelazione personale,

unica e perfetta di Dio agli uomini per la loro illuminazione e salvezza. Una seconda rivelazione da parte di Dio non ci sarà ed oltre al Cristo non può essere atteso un altro Messia sino alla fine del mondo.

Che dobbiamo allora pensare di alcuni tentativi contemporanei di porre la fede cristiana sullo stesso piano di tutte le altre religioni?

Si tratta dei tentativi sbagliati e do un esperimento pericoloso. Giacché “Iddio non si lascia vilipendere” (Gal. 6,7) ed il sangue del Figlio di Dio non può essere posto sullo stesso piano dell’inchiostro degli uomini di lettere. Sebbene noi, in quanto membri dell’antica chiesa orientale, siamo condiscendenti di fronte ad ogni essere umano, cioè

tuttavia severamente proibito di paragonare la verità rivelata da Dio con le religioni e con le filosofie che sono frutto di menti umani.

Con quali mezzi possiamo lottare contro i tentativi di livellamento?

In primo luogo approfondendo le nostre conoscenze della fede ortodossa, mettendola in pratica nella vita quotidiana, penetrando in essa come lo studioso approfondisce le sue scoperte. Inoltre contribuendo con sforzi nobili e prudenti – senza fare mai uso della violenza – affinché gli uomini si sollevino dai livelli più bassi della religione all’altezza della nostra fede contemporanea anziché permetter per motivi di convenienza che ciò

che è perfetto si abbassi e si confonda con quanto non lo è.

Perché chiamiamo viva la nostra fede?

Poiché la fede e la vita sono inseparabilmente unite in quanto causa ed effetto. Il Signore Gesù ha detto: “Chi crede nel Figlio (di Dio) ha la vita eterna e chi in lui non crede, non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta su di lui” (Gv. 3,36). Così pure si legge:

“Il giusto vivrà della fede” (Ebr. 10,38)

CAPITOLO I

ORIGINE E FONTE DELLA FEDE ORTODOSSA

Dove è l’origine della fede ortodossa?

Nella rivelazione divina.

A quali fonti possiamo attingere la conoscenza della fede o la rivelazione divina?

A due fonti: La Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione.

LA SACRA SCRITTURA

Che cosa è la Sacra Scrittura?

E’ la raccolta dei testi sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento, che è chiamato anche Bibbia.

Perché si chiama Sacra Scrittura?

Poiché Iddio, che è santissimo, ispirò e guidò alcuni uomini santi nello scrivere questi libri con il fine d’insegnarci una vita santa.

Che cosa significa il termine Bibbia?

È un termine greco e significa – libri. Ma esso no è in questo caso usato nel senso di “raccolta”, ma in relazione alla qualità. Insomma non indica un gran numero di libri, ma i libri più perfetti che essistono, quelli cioè che per loro valore stanno al vertice della piramide di tutti i libri.

LIBRI DELL’ANTICO TESTAMENTO

Come si divide i libri dell’Antico Testamento?

Si dividono in quattro gruppi: giuridici, storici, didascalici o morali e profetici.

Quali sono i libri giuridici dell’Antico Testamento?

Sono i cinque libri di Mosé (Pentateuco), cioè:

1. Genesi - libro della creazione;

2. Esodo – libro dell’emigrazione;

3. Levitino – libro del sacerdozio e dell’offerta delle vittime;

4. Numeri;

5. Deuteronomio - libro della ricapitolazione della legge.

Che cosa ci insegna la GENESI?

In primo luogo l’onnipotenza e la saggezza di Dio nella creazione grazie al suo Verbo creatore; quindi l’immenso suo amore nel creare l’uomo a sua somiglianza; in terzo luogo l’assoluta giustizia divina nella cacciata dal Paradiso dei nostri progenitori Adamo ed Eva, i quali, spinti da Satana, ingrato volsero le spalle al loro creatore per seguire colui che li portava alla loro rovina. E questa fu anche la causa della tragedia del genero umano.

Che cosa c’insegnano i libri giuridici dell’Antico Testamento?

Come Iddio insegnò agli uomini per mezzo dell’inevitabile legge della Giustizia a preparasi ad accogliere la legge dell’amore per mezzo di Gesù Cristo.

Quali sono i libri storici dell’Antico Testamento?

I libri storici sono:

1. Il libro di Giosuè;

2. Il libro dei Giudici;

3. I quattro libri del Re;

4. I due libri delle Cronache;

5. Il libro di Esdra;

6. Il libro di Nehemia;

7. Il libro di Ester.

Che cosa apprendiamo dai libri storici?

Essi ci dimostrano l’attiva partecipazione di Dio a tutti gli avvenimenti importanti con il fine di guarire, per mezzo della Legge, la corrotta natura dell’uomo, di allontanarlo dagli inganni dell’idolatria, opera di Satana, e di riportarlo a sé, unico Dio vero ed amante degli uomini.

Quali sono i libri didascalici o morali dell’Antico Testamento?

1. Il libro di Giobbe;

2. Il libro dei Salmi;

3. Il libro dei Proverbi di Salomone;

4. Il libro dell’Ecclesiaste;

5. Il libro del Cantico dei Cantici.

Che cosa c’insegnano i libri didascalici o morali dell’Antico Testamento?

Da essi apprendiamo come affrontare gli avvenimenti quotidiani e come comportarci in tutti i mutamenti della vita ed a non perdere mai di vista il Signore e la sua Legge.

Quali sono i libri profetici dell’Antico Testamento?

1. I libri dei quattro Profeti Maggiori:

2. Isaia,

3. Geremia,

4. Ezechiele,

5. Daniele.

6. I libri dei dodici Profeti Minori:

7. Ossia,

8. Gioele,

9. Amos,

10. Abdia,

11. Giona,

12. Michea,

13. Naum,

14. Abbacuc,

15. Sofonia,

16. Aggeos,

17. Zaccaria,

18. Malachia.

Altri libri usati della Chiesa:

1. La Sapienza di Salomone;

2. La Sapienza di Sirach.

Questa divisione dei libri dell’Antico Testamento ha un carattere rigido?

No. C’è parecchia storia nei libri giuridici e profetici, come pure non mancano profezie nella Genesi e nell’Esodo. I Salmi occupano una posizione particolare tra gli altri libri.

Sebbene di solito si annoverino tra i libri didascalici o morali, essi sono pieni di profezie che si riferiscono al Cristo. E, particolarmente, il Salterio è il più grande libro di preghiera di tutta la Bibbia.

LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO

Quanti libri costituiscono il Nuovo Testamento?

Il Nuovo Testamento è praticamente un solo libro, poiché si riferisce dall’inizio alla fine ad un tema centrale.

Qual è questo tema centrale?

E’una figura straordinaria, il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Da quali libri minori è costituito il grande libro del Nuovo Testamento?

Da ventisette libri.

Può ognuno di essi chiamarsi “libro”?

Lo può per l’importanza, dell’argomento trattato, non per la estensione. Infatti, alcune lettere degli Apostoli sono contenute in una solo pagina a stampa.

Quali libri costituiscono il Nuovo Testamento?

1. I quattro vangeli:

• di s. Matteo

• di s. Marco

• di s. Luca

• di s. Giovanni

2. gli Atti degli Apostoli

3. le sette lettere cattoliche:

• una di s. Giaccomo

• due di s. Pietro

• tre di s. Giovanni

• una di s. Giuda

4. le quattordici lettere di s. Paolo

5. la Rivelazione o Apocalisse di s. Giovanni.

Che cosa significa il termine Vangelo?

Esso deriva dal greco – evangelion - che significa “buona novella”.

Perché è stato adoperato questo termine?

Per la figura del Cristo, che è la bontà perfetta e la novità assoluta nella storia umana.

Chi per primo ha usato il termine – evangelion - nel Nuovo Testamento?

Lo stesso Gesù Cristo, il quale con queste parole si rivolse agli Ebrei per la prima volta:

Pentitevi e credete nel Vangelo (Mr. 1,15).

Che cosa apprendiamo dai quattro Vangeli?

Apprendiamo che si sono realizzate tutte le promesse fatte da Dio agli uomini nell’Antico Testamento e che tutte le profezie, da Adamo in poi, hanno avuto il loro adempimento nella figura di Gesù Cristo.

Che cosa inoltre apprendiamo?

Da un lato impariamo a conoscere il carattere perfetto di Gesù Cristo, di gran lunga più perfetto di quanto noi si possa concepire, la sua nobiltà d’animo ed il suo amore immenso per gli uomini, la sua prontezza nel perdonare e nell’aiutare, l’umiltà e la povertà della sua vita, il suo sacrificio e le sue sofferenze per gli uomini. Dall’altro lato

conosciamo la sua perfetta divinità, la sua potenza ed il suo amore, la sua resurrezione e la sua ascensione sopranaturali.

Insomma dai Vangeli conosciamo tutte le verità fondamentali concernenti, il nostro Salvatore e la nostra Redenzione.

Perciò come potremo chiamare i Vangeli in confronto con gli altri libri del Nuovo Testamento?

Potremmo chiamarli i libri della verità fondamentali.

Che cosa c’insegnano gli Atti degli Apostoli e le Lettere?

Da essi apprendiamo la scesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, la loro incessante predicazione dei Vangelo dei Cristo, l’organizzazione da parte loro della Chiesa, i miracoli da loro compiuti in nome di Gesù Cristo, la vita dei primi Cristiani e delle prime comunità cristiane.

Perciò come potremmo chiamare gli Atti degli Aposto1i in confronto con i Vange1i?

Li potremmo chiamare l’applicazione delle principali verità contenute nei Vangeli.

Che cosa c’insegnano le lettere degli Apostoli?

Esse spiegano le verità fondamentali contenute nei Vangeli.

Come dunque dovremo chiamare queste lettere in confronto con i Vangeli?

Si dovrebbero chiamare spiegazioni delle verità fondamentali del Cristo.

Che cosa apprendiamo dall’Apocalisse dell’Apostolo s. Giovanni il Teologo?

In essa impariamo a conoscere la dura lotta della Chiesa contro tutte le fiere del mondo e dell’inferno ed il trionfo finale del Cristo, l’Agnello di Dio, su tutte le forze bestiali delle tenebre.

Come dunque si dovrebbe chiamare l’Apocalisse in confronto con i Vangeli?

Sarebbe giusto chiamarla il libro della VITTORIA finale delle verità fondamentali contenute nei Vangeli alla fine del dramma di questo mondo, il cui eroe principale dall’inizio è stato Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.

LA SANTA TRADIZIONE

Che cosa è la Santa Tradizione?

Essa è costituita da tutto i1 patrimonio spirituale che abbiamo ereditato di nostri Santi

Padri, patrimonio che è in perfetta armonia con la Sacra Scrittura e che ci aiuta ad

interpretarla esattamente.

È più antica la Sacra Scrittura o la Sacra Tradizione?

La Santa Tradizione.

Quale delle due è più ampia?

La Santa Tradizione, come conferma s. Giovanni Evangelista allorché scrive: E ci sono molte altre cose compiute da Gesù, che fossero tutte scritte per ordine, penso che i libri, ne le conterrebbero scritte, non potrebbero trovare posto neppure in tutto il mondo (Gv. 21,25).

Che cosa in particolare comprende la Tradizione?

Essa comprende:

• una serie di brevi esposizioni e formulazioni della fede ortodossa;

• la dottrina dei sette sacramenti assieme ai riti con cui vengono celebrati;

• i canoni apostolici;

• i canoni dei Sette Concili Ecumenici che furono tenuti:

o Nicea nell’anno 325 e vi presero parte 318 s. Padri;

o Costantinopoli nel 381 alla presenza di 150 s. Padri;

o Efeso nel 431 con la partecipazione di 200 s. Padri;

o Calcedonia nel 451 alla presenza di 360 s. Padri;

o Costantinopoli nel 553 con 160 s. Padri;

o Costantinopoli nel 680 con la partecipazione di 170 s. Padri;

o Nicea nel 787 e vi parteciparono 367 s. Padri.

A tutti questi Sette Concili Ecumenici parteciparono dunque complessivamente circa 2000 rappresentati della Chiesa provenienti da tutto il mondo.

• I Canoni d’alcuni Sinodi locali;

• Le regole sulla disciplina ecclesiastica di s. Basilio il Grande e di altri santi;

• Gli scritti dei Santi Padri della Chiesa;

• Le Liturgie e le altre ufficiature della Chiesa;

• Le vite dei Santi e dei Martiri;

• Pii usi e tradizioni, segni e simboli in cui si manifestano la nostra fede, speranza

e carità.

Si può separare la Tradizione della Sacra Scrittura?

No, sono inseparabili, poiché nella luce della Tradizione interpretiamo esattamente la Sacra Scrittura ed alla luce di questa ultima apprezziamo ed amiamo la Tradizione.

Quali sarebbero le conseguenze se avvenisse questa separazione?

Le gravi conseguenze di questa separazione si sono manifestate nell’interpretazione errata della Sacra Scrittura, nei conflitti, nelle eresie, negli scismi ed infine nella lacerazione dell’unità della Chiesa Cattolica.

Chi è chiamato a custodire il testo della Sacra Scrittura e la purezza della

Tradizione perché non siano corrotti?

La Chiesa, la quale, secondo le parole dell’Apostolo, è “la colona ed il fondamento della verità” (ITim. 3,15). Ed in primo luogo questo è un dovere della gerarchia ecclesiastica.

CAPITOLO II

LA PROFESSIONE ORTODOSSA DELLA FEDE CRISTIANA

Che cosa è la professione ortodossa della Fede Cristiana?

Sono le verità del Cristianesimo esposte in forma succinta nella professione di fede della Chiesa Ortodossa orientale. Questa professione di fede si chiama anche Simbolo della Fede.

Esiste un solo modello di professione della fede?

Ce ne sono più di uno, come il Simbolo degli Apostoli, il Simbolo di s. Atanasio Grande e quello di s. Gregorio di Neocesarea. Ma quello che ora esporremmo, è il più usato nella Chiesa Ortodossa e fu composto in due Concili Ecumenici, quello di Nicea dell’anno 325 e quello di Costantinopoli del 381.

Esso è composto dei seguenti dodici articoli:

1. Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

2. Ed in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.

3. Che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e si è incarnato per opera dello Spirito Santo e della vergine Maria e si e’ fatto uomo

4. Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pillato, e patì e fu sepolto;

5. E il terzo giorno e’ risuscitato, secondo le Scritture.

6. E’ salito al cielo e siede alla destra del Padre.

7. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il Suo regno non avrà fine.

8. Credo nello Spirito Santo, che e’ Signore e da’ la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio e’ adorato e glorificato: e ha parlato per bocca dei profeti.

9. E nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.

10. Professo un solo battesimo per la remissione dei peccati.

11. Aspetto la resurrezione dei morti;

12. E la vita del mondo che verrà. Amen.

SPIEGAZIONE DEL SIMBOLO DELLA FEDE

IL PRIMO ARTICOLO DEL SIMBOLO

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Perché crediamo in un solo Dio?

Perché uno solo è il vero Dio.

Quale è natura di Dio?

Iddio è spirito, infinito, immutabile, irraggiungibile, eterno, senza principio e fine.

Quali sono gli attributi essenziali di Dio?

Iddio è perfetto nella sua santità, bontà, giustizia, verità, libertà, saggezza, onnipotenza, misericordia, onnipresenza, onniscienza ed autosufficienza.

Perché chiamiamo Iddio Padre?

Perché è il Padre di Gesù cristo, suo Figlio Unigenito e pure di quanti, rigenerati attraverso il Cristo, diventano suoi figli.

Perché Iddio è chiamato Creatore?

Perché egli ha creato tutte le cose visibili ed invisibili con la sua potenza e con la sua saggezza e nulla è esistito o esiste senza la sua volontà. Egli è il Creatore ed è Onnipotente.

Che cosa s’intende con il termine “cielo”?

Gli Angeli, i quali sono spiriti invisibili ed il cui numero è infinito.

Sono gli Angeli simili agli uomini?

Lo sono. Infatti, come gli uomini, sono esseri forniti di intelletto, sensi, forza e di un nome proprio. Come gli uomini, essi trovano in Dio la loro felicità.

In che cosa gli Angeli differiscono dagli uomini?

Gli Angeli sono incorporei ed immortali.

Chi sono gli Angeli custodi?

Sono gli Angeli che hanno il compito di custodire i singoli uomini. Ciò è stato confermato dal Cristo stesso con le parole: State attenti a non disprezzare alcuno di questi piccoli, poiché vi dico che il loro Angeli nei cieli sono continuamente in presenza del Padre mio celeste (Mt. 18,10).

Sono uguali tra loro gli Angeli?

Tutti gli Angeli hanno la stessa natura, ma si distinguono nella gloria, nella potenza e nell’attività. Ci sono nove ordini di Angeli:

• Troni, Cherubini, Serafini

• Dominazioni, Virtù, Potesta`

• Principati, Arcangeli, Angeli

Gli Angeli nella Bibbia sono chiamati anche con qualche altro nome?

Molto spesso si chiamano “esercito celeste” e “esercito del Signore”.

Perché sono chiamati con questi nomi di tipo militare?

Poiché sono esercito divino che lotta contro gli spiriti maligni, che sono avversi a Dio ed attaccano gli uomini.

Chi sono i spiriti maligni?

Sono gli Angeli che si sono allontanati da Dio e sono diventati nemici suoi e degli uomini.

Quale altro nome hanno gli spiriti maligni?

Diavoli, cioè calunniatori o diffamatori, in quando incessantemente calunniano e diffamano e diffamano il Signore e gli uomini.

A quali cattive azioni i diavoli incessantemente spingono gli uomini?

A tutti i desideri peccaminosi ed a tutte le opere malvagie che sono contro la legge di Dio, ed in particolare all’odio, alla menzogna ed alla violenza, come disse il Cristo agli Ebrei che lo perseguitavano: Il vostro padre è il diavolo e volete fare ciò che al padre vostro è gradito. Egli è dall’inizio omicida, non è nella verità, perché in lui non c’è

verità. Quando mente, dice ciò che gli è proprio, poiché è menzognero è padre della

menzogna. (Gv. 8,44).

Come possiamo sapere che singoli individui sono in preda al demonio?

A causa del loro odio verso Iddio e gli uomini, per le loro menzogne e violenze.

Che nome maggiormente temono i diavoli?

Quello del Signore Gesù Cristo.

Che nome odiano maggiormente i senza Dio?

Quello del Signore Gesù Cristo.

IL SECONDO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Ed in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.

Che cosa significa il nome Gesù Cristo?

Gesù significa "Salvatore, poiché egli è venuto per salvare gli uomini da Satana, dal peccato e dalla morte. Cristo significa l'Unto (ed in quanto tale re, sacerdote, profeta).

In qual modo Gesù Cristo è Figlio di Dio?

Egli è l'unico Figlio di Dio che sia generato, non creato.

Sussiste una grande differenza tra "generato" e "creato"?

La differenza è grandissima. Come l'uomo genera un figlio che è della sua stessa natura, ma crea congegni che non sono della sua stessa natura, così Iddio genera il Figlio dalla sua stessa natura, mentre ha creato e crea un infinito numero di esseri che non sono della sua stessa natura.

Perché è chiamato ‘Luce da luce ’?

Poiché il Padre suo è l’eterna luce della sapienza e dell’amore, per cui è logico che il Figlio di un tale Padre sia “luce da luce”.

Perché di lui si dice “Dio vero da Dio vero”?

Per la stessa ragione. Ciò avviene anche nella vita quotidiana: ad es. anche del figlio di un uomo possiamo dire che è un vero uomo nato da un vero uomo, poiché il figlio sempre e dappertutto ha la stessa natura dei suoi genitori. Perciò anche il Signore Gesù Cristo, in quanto è Figlio di Dio, è vero Dio nato dal vero Dio. Egli stesso ha detto: “Io

ed il Padre costituiamo un’unità (Gv. 10,30).

Perché diciamo: “per mezzo del quale tutto è stato creato”?

Perché Iddio per mezzo del Figlio creò tutto ciò che esiste nel cielo e sulla terra, come è confermato dalla Bibbia: “Tutto per mezzo suo è stato fatto e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”(Gv. 1,3).

IL TERZO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e si e’ incarnato per opera dello Spirito Santo e della vergine Maria e si è fatto uomo.

Perché il Figlio di Dio, Gesù Cristo, scese dal Cielo, cioè dalla sua eterna gloria e dalla sua beatitudine, in questo mondo di sofferenza?

Per gli uomini e per la loro salvezza.

Quale fu la causa per cui scese dal Cielo? Che cosa lo spinse a questa decisione?

La misericordia ed il suo infinito amore per gli uomini.

Egli è venuto sulla terra per tutti gli uomini?

Il Cristo è venuto a portare la salvezza a tutti gli uomini. Ma si sono salvati solo coloro che hanno creduto in lui e che al suo amore hanno corrisposto con il loro amore.

Che cosa significano le parole: “si e’ incarnato per opera dello Spirito Santo e della vergine Maria e si è fatto uomo”?

“Incarnato” significa rivestito di un corpo. La Santissima Vergine Maria concepì Gesù non in modo naturale, ma sopranaturale, per la potenza dello Spirito Santo.

Come fu possibile che la Vergine generasse il Figlio senza alcun contatto umano?

A Dio Onnipotente tutto è possibile. Con la Sua potenza egli cerò all’inizio l’uomo e la donna, Adamo ed Eva. Così pure con la Sua potenza egli fece sì cha la Vergine Maria

concepisse Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio.

Che cosa ha in comune Gesù Cristo con gli altri uomini?

Egli ebbe il corpo umano e l’anima umana come ogni altro uomo, ma fu libero dal peccato. Fu un uomo perfetto, senza peccato né difetti.

In che cosa differisce Gesù Cristo da tutti gli altri uomini nella storia?

Nell’unione delle due nature, la divina e l’umana, in una solo persona. Gli uomini sono solo uomini, mentre egli è stato Uomo – Dio.

Perché chiamiamo Vergine Maria Madre di Dio, Theotokos?

Poiché le due nature del Salvatore, la divina e l’umana, furono unite nel momento del concepimento. Così Iddio e l’uomo nacquero da essa nello stesso momento in una sola persona.

Perché la Madre di Dio è detta sempre Vergine?

Poiché fu vergine prima della nascita, durante la nascita e dopo la nascita di Gesù Cristo. Essa rimase vergine per sempre.

Venera la Chiesa Ortodossa, la Madre di Dio come santa?

Certamente, e la venera più di tutti gli altri Santi, addirittura più degli Angeli, perché fu scelta da Dio come strumento della salvezza del genere umano in quando generò il Salvatore.

Perché il Cristo è chiamato Salvatore?

Poiché è venuto nel mondo per salvare gli uomini da Satana, cioè dal peccato e dalla morte. Giacché Satana provocò il peccato e da esso ebbe origine la morte.

Quando fu compiuto il primo peccato?

Nel Paradiso terrestre, allorché Adamo ed Eva insorsero contro il Signore e si sottomisero a Satana.

Quale rapporto sussiste tra l’umanità ed il peccato di Adamo?

Il genere umano ha ereditato quel peccato dai suoi progenitori. Come anche noi ereditiamo alcune malattie dai nostri genitori, così abbiamo ereditato il peccato dai progenitori dell’umanità.

È stato solo per questo peccato che il Cristo è venuto sulla terra per salvare gli uomini?

No, a questo primo peccato si aggiunsero innumerevoli altri, così che per una lunga serie di secoli gli uomini caddero completamente sotto il dominio di Satana.

Perché Iddio non fece sorgere un grande uomo – un genio – che compisse l’opera del Cristo? In tal modo avrebbe risparmiato suo Figlio?

Tutti gli uomini erano peccatori e mortali, anche più grandi ed i migliori. Tutta l’umanità era in preda al peccato. Satana e la morte dominavano nel mondo, finché non scese dal Cielo l’unico Salvatore, che potesse sottrarci al dominio di Satana, più forte di lui, senza peccato ed immortale, il quale apportò al genere umano la liberazione e la salvezza.

IL QUARTO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pillato, e patì e fu sepolto.

Chi accusò Gesù Cristo?

I sacerdoti ebrei ed i Farisei, che invidiavano il Cristo, perché compiva grandi miracoli, che essi non potevano fare e perché il popolo era più favorevole a lui che a loro.

Chi fu il giudice che lo condannò a morte?

Ponzio Pillato, governatore romano della Palestina, nella sua veste di rappresentante dell’imperatore.

Perché è appositamente richiamato il nome di Ponzio Pillato?

Per confermare storicamente la morte di Gesù Cristo così come nel racconto evangelico della sua nascita è richiamato l’imperatore Augusto.

Per quale colpa o delitto Pillato condannò a morte Gesù?

Per nessuno. Pillato di fronte ai sacerdoti ebraici ed al popolo affermò: “Non trovo in quest’uomo alcuna colpa”, e ripete: “Avendolo interrogato davanti a voi, non ho trovato in lui alcuna colpa”. Cosi pure per la terza volta disse loro: “ Quale male ha commesso?

Non ha compiuto nulla per essere condannato a morte”. Ma, per paura degli Ebrei, lo

fece crocifiggere (cfr. Lc 23,4; 15; Gv. 18,38; 19,4-6).

Perché la giustizia divina permise che Gesù morisse d’una morte così tremenda pur essendo completamente innocente?

Egli non morì per uno solo peccato, ma per le nostre colpe. La eterna giustizia divina esigeva una vittima così innocente ed inestimabile per il peccato di Adamo e per le nostre colpe.

Ma c’era una ragione per sacrificio così immenso?

Sì, poiché con questo sacrificio Iddio dimostrò il sui infinito amore per gli uomini. “Egli (Iddio) ci ha amato ed ha mandato suo Figlio per purificarci dai nostri peccati” (1 Gv. 4, 10).

Perché chiamiamo Gesù Cristo Redentore?

Perché ci ha redento dal peccato e della morte con le sue sofferenze e con la morte sulla croce.

Ma se era Dio immortale, come poté morire?

Egli non mori come Dio, ma come uomo. Né mai la sua divinità e la sua anima hanno provato la morte.

In che consiste l’unicità e la grandezza del sacrificio del Cristo?

In primo luogo nella sua assoluta innocenza; quindi nel suo infinito amore per gli uomini e nella sua obbedienza al Padre, infine nella sua volontà di morire per i peccatori per salvarli.

IL QUINTO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

E il terzo giorno e’ risuscitato, secondo le Scritture.

Quale avvenimento rappresenta la più grande vittoria del Cristo?

La sua resurrezione dai morti.

Che cosa particolarmente ha confermato la sua onnipotente divinità?

La sua resurrezione.

Quale avvenimento ha confermato la vittoria del Cristo su Satana?

La sua discesa nell’Inferno.

Che cosa è l’Inferno?

Il regno delle tenebre, in cui Satana ha il potere della morte. Il Cristo “poté calpestare con la morte colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo” (Ebr. 2,14).

Che cosa fece il Cristo nell’Inferno?

Con la sua discesa costrinse Satana a tremare ed a fuggire di fronte al suo volto. Miriadi di anime, che lì soffrivano, gioirono per la discesa del Cristo.

Che cosa fece il Cristo per quelle anime?

Predicò loro il suo Vangelo, la Buona Novella, e confermò la sua vittoria su Satana e sulla morte. E poiché molti lo accolsero furono salvati.

Quando avvenne la resurrezione del Cristo?

Il terzo giorno dopo la sua morte, così come più volte aveva predetto ai suoi discepoli.

Egli morì il venerdì e risorse la domenica.

Chi furono i primi testimoni della resurrezione del Cristo?

Le guardie, a cui gli Ebrei avevano comandato di custodire la sua tomba.

A chi essi diedero la notizia della resurrezione del Cristo?

Ai sommi sacerdoti ed ai capi degli Ebrei.

Come reagirono costoro a questa notizia?

Essi si spaventarono e si turbarono, corruppero le guardie “con sufficiente denaro” e comandarono loro di diffondere la voce che “i suoi discepoli erano venuti di notte ed avevano rubato il suo copro mentre essi dormivano (Mt. 20,13 ).

Chi dei seguaci del Cristo apprese per primo la sua resurrezione?

Sulla sua tomba gli Angeli dissero alle donne galilee: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, ma è risorto" (Lc. 24,5).

Dimostrò il Cristo, al di fuori d'ogni dubbio, la sua resurrezione ed a chi?

Certamente. Egli si presentò vivo con il corpo ai suoi discepoli e seguaci, non una sola volta, ma più volte nel corso di giorni, come e descritto nei Vangeli, negli Atti, nelle Lettere degli Apostoli e nell’Apocalisse.

Che cosa fece il Cristo nei 40 giorni intercorsi tra la resurrezione e la sua ascensione al Cielo?

Insegnò ai suoi discepoli i più profondi misteri del Regno di Dio (Att. 1,3) Perché nel “Credo” si dice che il Cristo risorse il terzo giorno “secondo la scrittura”?

Poiché la sua resurrezione fu preannunciata nell’Antico Testamento (Salmo 16, 9-10; Isaia 52). Il Cristo stesso si paragonò al profeta Giona dicendo: Come Giona fu nel ventre del mostro marino per tre giorno e tre notti, così anche il Figlio dell’Uomo sarà nel grembo della terra tre giorni e tre notti (Mt. 12,40). E dopo la resurrezione disse

agli Apostoli: Cosi è scritto e doveva accadere che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti nel terzo giorno (Lc 24.46)

IL SESTO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

E’ salito al cielo e siede alla destra del Padre

Quando il Signore ascese al Cielo?

Quaranta giorni dopo la resurrezione.

Come si chiama questo giorno?

L’Ascensione.

Da che luogo il Signore ascese al Cieli?

Dal Monte degli Olivi.

Chi fu testimone della sua ascensione?

Tutti suoi fedeli discepoli.

Perché il Signore è asceso al Cielo?

Poiché aveva compiuto la sua opera tra gli uomini, andò alla sua sede eterna.

Il Cristo è asceso al Cielo con il suo reale corpo umano?

Ceratamene, con il reale corpo umano risorto dai morti.

Perché ascese al Cielo visibilmente, davanti a molti testimoni?

Per convincere tutti coloro che cedettero in lui che anche essi nello stesso modo sarebbero stati assunti al Cielo dopo la resurrezione dei morti.

Che significano parole: “siede alla destra del Padre”?

Gesù Cristo ha stesso maestà, gloria e potenza del Padre. Prima dell’Ascensione egli confermò questa verità dicendo ai suoi discepoli: “Mi è stato dato ogni potere sul Cielo e sulla terra” (Mt.28,18)

IL SETTIMO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il Suo regno non avrà fine.

Che cosa c’insegna questo articolo del “Credo”?

La seconda venuta del Cristo, il Suo giudizio sui vivi e sui morti, l’attuazione del Suo eterno regno celeste.

Differirà la seconda venuta del Cristo dalla prima?

Differirà è sarà completamente diversa. La sua prima venuta fu caratterizzata da profonda umiltà, perché egli si proponeva di servire gli uomini e di scarificarsi per loro.

La seconda venuta sarà gloriosa e maestosa ed avrà per fine di giudicare gli uomini, vivi e morti.

Come il Cristo annunciò la sua seconda venuta?

Egli disse: Quando verrà il Figlio dell’uomo nella sua gloria e tutti i santi Angeli con lui, allora siederà sul Trono della sua gloria. Ed avanti a lui si raccoglieranno tutte le genti ed egli le dividerà come il pastore separa le pecore dalle capre (Mt.25, 31-32). E successivamente giudicherà i giusti e gli ingiusti secondo i loro meriti.

Sussiste qualche descrizione della sua venuta?

Ne sussistono alcune. Ad es., l’Apostolo Paolo, confortando loro che sono in angoscia per i loro morti, dice: “Poiché il Signore stesso, al segnale dato dalla voce degli arcangeli e dalla tromba divina, scenderà dal Cielo e di morti in Cristo risorgeranno per primi” (1Tess. 4,16).

Esiste qualche altra testimonianza celeste sulla sua seconda venuta?

Allorché il Cristo ascese al Cielo, si presentarono agli Apostoli due Angeli che dissero:

“Che state a guardare verso il Cielo? Gesù, che ora da voi si è allontanato verso il Cielo, ritornerà così come ora avete visto che è salito al Cielo” (Att. 1,11).

Che altro ci è rivelato sul giudizio finale?

Il Cristo stesso disse che, quando sarebbe ritornato nella pienezza della sua potenza e della sua gloria, “avrebbe dato a ciascuno secondo le sue opere” (Mt. 16,27).

Che cosa egli dirà ai c redenti ad ai buoni?

“Venite benedetti del Padre mio ed ereditate il regno che vi è preparato dall’inizio dei secoli” (Mt. 25,34).

E che cosa dirà ai non credenti ed ai malvagi?

“Andatevene da me, maledetti, nel fuoco eterno, che è preparato per il diavolo ed i suoi angeli” (Mt. 25,41).

Che cosa accadrà ala fine?

Gli eletti otterranno l’eterna beatitudine, i maledetti la dannazione eterna.

Come sarà la seconda venuta del Signore?

Improvvisa: “Come il fulmine scocca dall’oriente e si mostra sino all’occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’Uomo” (Mt. 24,27) disse il Cristo.

Quando avrà luogo la sua seconda venuta, il giudizio finale e la fine del mondo?

Non ci è stato rivelato il tempo di questi straordinari avvenimenti. Il Signore soltanto ci ha ammonito ad essere sempre pronti ad accoglierlo: “Vegliate – ha detto – e siate pronti, poiché, nel momento in cui meno vi aspettate, verrà il Figlio dell’Uomo” (Mt. 24, 44).

Come dobbiamo preparaci a quel giorno tremendo?

Con pensieri giusti, con sentimenti retti e con opere buone, secondo l’insegnamento del Cristo, i consigli della Chiesa e l’esempio dei Santi.

Ha menzionato il Cristo alcuni segni premonitori dell’approssimarsi della fine?

Egli ha menzionato questi segni: guerre, rivoluzioni, terremoti, tumulti, carestie, epidemie, sciagure, falsi maestri, tradimenti, l’aumento dell’odio e la decadenza dell’amore, spettacoli spaventosi, visioni mirabili in cielo, lo sfacelo e la confusione tra i popoli. (cfr. Mt, 24; Lc. 21)

Siamo sicuri che il Cristo avrà il sopravvento su tutti questi mali?

Assolutamente sicuri. In tutte queste sciagure sarà completato il numero delle anime salvate, come è previsto all’inizio del dramma umano. Non perirà nessuno di quelli che in lui credono e riconoscono il suo nome.

L’OTTAVO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Credo nello Spirito Santo, che e’ Signore e da’ la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio e’ adorato e glorificato: e ha parlato per bocca dei profeti.

Perché il Spirito Santo si chiama Signore?

Si chiama così con lo stesso diritto per cui “Signore” si chiamano il Padre ed il Figlio.

Dunque lo Spirito Santo è Dio?

È in verità vero Dio da un vero Dio e non è generato dal Padre come il Figlio, ma procede dal Padre.

Come allora possiamo dire che crediamo in un solo Dio?

In realtà crediamo in un solo Dio, il cui i più grande mistero ci è stato rivelato dal Cristo, cioè il mistero dell’assoluta armonia delle tre persone divine costituite da una stessa sostanza divina. Perciò parliamo di un Dio trino o di una Trinità nell’unità o di un solo Dio.

S’è manifestato Iddio come Trinità nell’Antico Testamento?

Non con assoluta chiarezza. Isaia nella sua visione udì i Serafini che cantavano a Dio:

“Santo, Santo, Santo è il Signore sugli eserciti.” (Is. 6,3). L’aggettivo “santo” tre volte ripetuto si riferisce alle tre persone divine. (Si confronti pure Genesi 1,26.)

Perché Iddio non si manifestò come Trinità nell’Antico Testamento?

Come l’uomo non svela i suoi intimi secreti ai servi o alle persone estranee, ma ai propri figli, così neppure Iddio svelò il secreto della sua natura a persone “estranee”, che erano servi e schiavi della Legge, ma ha riservato questa rivelazione ai suoi figli del Nuovo Testamento.

In qual misura è rivelata la Trinità nel Nuovo Testamento?

Solo nella misura in cui l’uomo ne è capace finche è nel copro. L’arcangelo Gabriele annunciò alla Santissima Vergine: Lo Spirito Santo scenderà su te e la potenza dell’Altissimo ti prenderà sotto la sua ombra, per cui anche il tuo parto sarà santo e si chiamerà Figlio di Dio (Lc 1,35). Così in questo contesto è menzionata tutta la Trinità:

lo Spirito Santo, il Padre ed il Figlio.

Ci sono altri esempi?

Mentre il Cristo era battezzato nel fiume Giordano “si aprì il Cielo e scese su lui lo Spirito Santo in forma di colomba e si udì una voce dal Cielo che diceva: “Tu sei il Figlio mio diletto, tu hai tutto il mio favore.” (Lc 3.21-22). Inoltre s. Giovanni Evangelista dice chiaramente: “Giacché in tre testimoniano in Cielo: il Padre, il Verbo e

lo Spirito Santo. E questi tre costituiscono un’unità.” (1Gv. 5,7). Con il quale termine “Verbo” s. Giovanni indica il Figlio come risulta anche dal suo Vangelo (1,14). Infine il Signore stesso ordinò ai suoi discepoli: “Andate ed istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt. 28,19).

Perché lo Spirito Santo è chiamato “Fonte di Vita”?

Poiché senza lo Spirito Santo non c’è vita reale né in Cielo né sulla Terra.

Perché solo la Chiesa Ortodossa insegna che lo Spirito Santo “procede dal Padre” e non anche dal Figlio, come insegnano i non ortodossi?

La Chiesa Ortodossa logicamente ritiene che Iddio conosca se stesso meglio di quanto lo conoscano gli uomini. Infatti il Signore Gesù Cristo, che ha rivelato tutti i misteri divini, ha insegnato ai suoi discepoli che lo Spirito Santo procede solo dal Padre: “Lo Spirito della Verità, il quale procede dal Padre, testimonierà per me.” (Gv. 15,26).

Perché è detto che lo Spirito Santo parlò per mezzo dei profeti?

È questo un dato fatto. Giacché s. Pietro scrive: “Nessuna profezia della Scrittura è oggetto di spiegazione personale, poiché mai una profezia è dipesa dalla volontà umana, ma i santi uomini di Dio parlarono istruiti dallo Spirito Santo” (Pietro 1, 20-21).

Gli Apostoli non sono ispirati e mossi dallo Spirito Santo?

Certamente. Ma questa verità non è menzionata nel “Credo”, poiché nessuno mai l’ha messa in dubbio. Vi sono menzionati solo i profeti, poiché gli eretici respingevano il principio che l’Antico Testamento fosse stato scritto per ispirazione dello Spirito Santo.

Si è mai manifestato lo Spirito Santo in forma visibile?

Si è manifestato in forma di colomba al battesimo del Cristo ed in forma di “lingue di fuoco” è sceso sugli Apostoli il giorno della Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Resurrezione.

Può ogni Cristiano avere in sé lo Spirito Santo?

Si, come risulta dalle parole di rimprovero di Cristo: “Se voi che siete malvagi, sapete dare ai vostri figli bei doni, quando più il Padre Celeste darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (Lc. 11,13). E l’Apostolo Paolo ha scritto: “ Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio è in voi.” (1 Cor. 3,16)

Quali doni riceviamo dallo Spirito Santo?

Ciò che di meglio c’è per un Cristiano, come la sapienza, la intelligenza, il

discernimento, la scienza, il timore di Dio, il coraggio, l’umiltà, la purezza, la santità.

Come ci rendiamo degni dello Spirito Santo e dei Suoi doni?

Per mezzo di un severo controllo del cuore e della lingua, con la preghiera, l’amore ed i sacramenti.

IL NONO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

E nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.

Che cosa è Chiesa?

È una comunità eccezionale nella storia umana, poiché è la famiglia di Dio creata della parola e dal sangue di Gesù Cristo e guidata ed ispirata dallo Spirito Santo.

Che cosa disse il Cristo della Chiesa?

Disse: “Fonderò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su essa” (Mt. 16,18).

Che è il capo della Chiesa?

Il Cristo eternamente vivente, il quale disse: “Ed ecco, io sono con voi per sempre sino alla fine dei tempi, amen” (Mt. 28,20). E, l’Apostolo Paolo scrive che il Padre Celeste glorifico il Figlio suo Gesù Cristo “e gli diede che fosse capo della Chiesa... che è il suo corpo” (Efs. 1,22-23).

Quale rapporto sussiste tra il Cristo ed i membri della sua Chiesa?

S. Paolo ha espresso chiaramente questo rapporto con le parole: “Voi siete il corpo di Cristo e singolarmente ne siete le membra.” (1 Cor. 12,27)

Chi è membro della Chiesa?

Tutti coloro, maschi e femmine, che sono uniti nella stessa fede e speranza, nel vincolo della stessa legge di Dio sull’amore, consacrati dagli stessi sacramenti e guidati dal legittimi vescovi e sacerdoti.

In che cosa differisce, per quanto riguarda i suoi membri, la Chiesa da tutte le altre società ed organizzazioni di questo mondo?

Sono membri della Chiesa anche i defunti, il che non avviene in nessuna società terrena.

In qual modo?

Quando i membri della Chiesa muoiono, le loro anime si staccano dai corpi, ma rondella Chiesa. Esse diventano partecipi della Chiesa Celeste. Perciò esistono due aspetti della Chiesa, quello visibile e quello invisibile.

Chi sono i membri della Chiesa Visibile?

Tutti i Battezzati che vivono nel corpo e che lottano per la perfezione cristiana.

Chi sono i membri della Chiesa Invisibile?

Tutti i Cristiani che sono morti nella fede in Cristo dopo la Redenzione, ivi compresi anche i giusti dell’Antico Testamento che il Signore salvò scendendo all’Inferno.

Appartengono alla Chiesa invisibile i nostri genitori, fratelli, sorelle, figli, parenti ed amici defunti?

Certamente, a condizione che siano vissuti e morti cristianamente.

Quale Chiesa è più numerosa, la visibile o l’invisibile?

L’invisibile è di gran lunga la più numerosa e questo numero cresce incessantemente.

Esiste un legame tra la Chiesa visibile e quella invisibile?

Esiste e consiste nella comunione dei Santi.

In che cosa consiste la comunione dei Santi?

Nelle preghiere e nelle opere di misericordia dei membri viventi della Chiesa per i defunti da un lato, nelle preghiere e nell’interessamento dei defunti per i vivi dall’altro.

Quali sono le caratteristiche principali della Chiesa di Cristo?

La Chiesa di Cristo è una, Santa, Cattolica ed Apostolica.

Perché la Chiesa è Una?

Perché essa è un corpo spirituale con un solo capo, Gesù Cristo, e con un solo Spirito Santo che in essa risiede. Secondo l’ Apostolo Paolo questa unità si manifesta sotto sette aspetti: in essa c’è: “un corpo, un Spirito, una speranza, un Signore, una fede, un Battesimo, un Dio e Padre di tutti” (Efs. 4, 4-6)

Che cosa s’intende per autocefalia delle singole Chiese Locali nell’ambito della Chiesa ortodossa orientale?

Le singole Chiese Ortodosse sono indipendenti nell’uso della lingua nazionale, entro certi limiti nella struttura esteriore, che però è regolata dal diritto canonico. Per il resto sono indipendenti in quanto membra dello stesso corpo del Cristo, come i rami dello stesso albero, che si cibano dalle stesse radici ed attraverso gli stessi filoni.

Quali sono attualmente le Chiese Ortodosse Autocefale?

Le Chiese di Costantinopoli, di Alessandria, di Antiochia, di Gerusalemme, di Grecia,

di Cipro, di Sinai, di Bulagria, di Serbia, di Russia, di Romania, di Giorgia, di Albania,

di Polonia, di Cecoslovacchia.

Hanno tutti gli stessi diritti?

Sì e perciò si chiamano anche Chiese sorelle. La Chiesa russa e quella della penisola balcanica chiamano Chiesa Madre quella di Costantinopoli, perché da essa hanno

ricevuto il Cristianesimo.

Quale è la suprema autorità della Chiesa Ortodossa?

Il Consilio Ecumenico costituito dai rappresentanti di tutte le Chiese sorelle.

Quale è l’autorità suprema nell’ambito delle singole Chiese locali?

Un patriarca, o un metropolita o un arcivescovo assistiti dal concilio dei vescovi.

Ci si può salvare fuori della Chiesa?

Non è possibile, poiché la Chiesa è la depositaria della Grazia, senza la quale nessuno può salvarsi, come non può salvarsi una mano tagliata dal corpo.

Perché la Chiesa è santa?

Poiché è santificata dalla santità del suo fondatore, Gesù Cristo, dalle sue sante parole, opere, dal suo sacrificio ed inoltre perché suo fine è la santificazione degli uomini.

Infine è santa perché ha prodotto e continuamente produce un gran numero di santi e martiri.

Che cosa dice la Santa Scrittura sulla santità della Chiesa?

Ne citiamo un esempio: “Il Cristo amò la Chiesa e si consegnò per essa per santificarla purificandola con l’acqua e con parola; perché voleva avere davanti a sé una Chiesa gloriosa, che non avesse né difetti né macchie o mancanze del genere, ma che fosse santa e senza difetto” (Efs. 5, 25-27)

I peccatori, che sono nella Chiesa, la macchiano con le loro colpe?

I peccatori macchiano se stessi, non la Chiesa, né il suo complesso, come il fumo di una ciminiera non può inquinare tutta l’atmosfera della terra.

La Chiesa aiuta i peccatori a correggersi?

Moltissimo, ed è compito importantissimo della Chiesa di purificare i peccatori dalle loro colpe e renderli membri santi della famiglia di Dio.

Che cosa fa la Chiesa con i peccatori che tenacemente respingono il suo invito a pentirsi?

Li esclude dal proprio corpo come membri corrotti, secondo le parole del Cristo: “ E se non obbedisce neppure alla Chiesa, che ti sia come un pagano” (Mt. 18, 17)

Perché la Chiesa si chiama cattolica?

Cattolica in altre parole universale. Infatti essa non è limitata né dalla spazio, né dal tempo, né da preconcetti razziali, né linguistici. Essa si volge a tutta l’umanità. Il Cristo risorto esortò i suoi Apostoli: “Andate e predicate a tutti i popoli” (Mt. 28,19).

C’è qualche altra ragione per cui la Chiesa è detta cattolica?

È detta cattolica anche perché include in sé tutte le verità e tutti i mezzi necessari per la salvezza di ogni anima umana.

Perché la Chiesa si chiama apostolica?

Poiché lo spirito, l’insegnamento e l’opere degli Apostoli del Cristo sono conservati pienamente nella Chiesa.

Deve la Chiesa obbedire in tutto agli Apostoli?

In tutto. Infatti fu il Cristo a scegliere gli Apostoli ed a conferire l’autorità di parlare ed agire in nome suo. Egli disse: “Ed anche voi testimonierete, poiché siete con me dall’inizio” (Gv. 15,27)

Dobbiamo obbedire agli Apostoli così come al Cristo?

Certamente, poiché egli disse agli Apostoli: “Chi accoglie voi, accoglie me” (Mt. 10,40). Inoltre condannò le città che non avrebbero accolto gli Apostoli con queste tremende parole: “In verità vi dico: sarà più facile alla terra di Sodoma e Gomorra nel giorno del Giudizio che a quella città” (Mt. 10,15).

Quale potere particolare conferì il Cristo ai suoi Apostoli?

Quello di legare e sciogliere. “Ciò che legherete sulla terra, sarà legato in Cielo, e ciò che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche il Cielo” (Mt. 18,18). Ed a queste parole si riferisce il testo seguente: “A coloro che rimetterete i peccati, saranno rimessi, e da quanti riterrete, saranno ritenuti” (Gv. 20,23).

Che cosa è successione apostolica?

La gerarchia legittima, cioè la grazia e l’autorità trasmesse in serie ininterrotta nella Chiesa dagli Apostoli ai vescovi a da questi ultimi ai sacerdoti ed ai diaconi con l’imposizione delle mani.

La Chiesa Ortodossa ha conservato fedelmente la successione apostolica?

Si, per cui è una fortuna ed onore l’essere nati ed educati in questa Chiesa. Dobbiamo essere grati a Dio ed ai nostri genitori.

IL DIECIMO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Professo un solo battesimo per la remissione dei peccati.

Che cosa è il Battesimo?

È il rito iniziale o quella cerimonia sacra per mezzo della quale diventiamo membri legittimi della Chiesa.

Quanti sacramenti ci sono nella Chiesa Ortodossa?

Sette e precisamente: IL BATTESIMO, LA CRESIMA, L’EUCARISTIA, LA PENITENZA, IL SACERDOZIO, IL MATRIMONIO, L’UNZIONE DEI MALATI CON L’OLIO SANTO.

Perché solo il Battesimo è menzionato nel CREDO?

In primo luogo perché per mezzo suo, in quanto nuovi figli di Dio, riceviamo la grazia di essere Cristiani. Solo dopo il Battesimo è permesso accedere agli altri sacramenti per perfezionarsi spiritualmente.

Esiste qualche altra ragione?

La menzione del Battesimo è anche dovuta al fatto che, alla epoca in cui fu composto il Simbolo, sussistevano contrasti tra i Padri della Chiesa ed alcuni eretici a proposito del Battesimo, mentre non c’era nessun dissidio sugli altri sacramenti.

Perché diciamo “un solo Battesimo”?

Poiché il Battesimo si compie una volta sola sulla stessa persona e non può essere ripetuto. Fisicamente siamo nati una sola volta e così pure spiritualmente possiamo nascere una sola volta. Il Battesimo è la nostra nascita spirituale.

L’UNDICESIMO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

Aspetto la resurrezione dei morti;

Che cosa significa “la resurrezione dei morti”?

Significa che Iddio, grazie alla sua potenza, renderà immortali non solo le nostre anime, ma anche i nostri corpi. Ciò vuol dire che ogni anima immortale sarà rivestita del suo corpo immortale a secondo delle sue opere.

Esiste qualche differenza tra i corpi?

Esistono corpi materiali e corpi spirituali (1Cor. 15, 44)

Risuscitano i morti con gli stessi corpi con cui furono sepolti?

No, poiché i nostri corpi sono corruttibili. Essi risorgeranno in corpi spirituali, che sono incorruttibili.

Come Iddio farà risorgere i corpi?

Con la sua parola, così come creò il mondo con la sua parola e con la parola risuscitò una fanciulla, un giovinetto e Lazzaro. Lo stesso avverrà alla risurrezione finale: “I morti udranno la voce del Figlio di Dio e ritorneranno o vivere” (Gv. 5, 25).

Che cosa accadrà con coloro che saranno vivi al momento della resurrezione dei morti?

I loro corpi in un batter d’occhio si trasformeranno in corpi spirituali secondo le loro opere ed il loro carattere.

Quando avrà luogo la resurrezione dei morti?

Alla fine del mondo, allorché Iddio riterrà completo il numero di coloro che si sono salvati e degli eletti.

In quale condizione sono le anime dei defunti sino alla resurrezione?

È una condizione che precede la beatitudine eterna e le sofferenze eterne a secondo delle opere compiute sulla terra prima della morte.

Con quale giudizio l’anima è destinata alla beatitudine temporanea o al tormento temporaneo?

Con il giudizio personale o temporaneo.

Quando ha luogo il giudizio personale?

Subito dopo la morte di una persona.

Con quale giudizio si stabilisce l’eterna beatitudine o la purificazione eterna?

Con il giudizio finale, che si chiama anche tremendo tribunale.

Quando avrà luogo il giudizio finale?

Alla fine del mondo, dopo la resurrezione dei morti.

Quale è la differenza tra il giudizio personale e quello finale?

Al giudizio personale si giudica solo l’anima di una persona, mentre a quello finale, si giudicheranno l’anima ed il corpo.

Non potrebbero godere le anime dei giusti l’eterna beatitudine nel regno dei Cieli subito dopo la fine di questa vita?

No, perché attendono noi tutti, che esse non hanno dimenticato e per cui intercedono ardentemente.

C’è qualche altra ragione?

Si, esse aspettano l’essere unite al loro corpi risorti, come il Cristo. Gli esseri umani differiranno dalla moltitudine degli Angeli nel regno dei Cieli, in quanto i primi avranno corpi spirituali, mentre gli Angeli sono completamente privi di corpi.

IL DODICESIMO ARTICOLO DEL SIMBOLO DELLA FEDE

E la vita del mondo che verrà.

Che cosa è “la vita del mondo che verrà”?

È la vita che verrà dopo la morte e la resurrezione.

Quale sarà la vita eterna dei giusti?

La vita vera e perfetta alla presenza di Dio ed assieme a Lui ed a tutta la famiglia celeste, una vita di purezza cristallina e di gloria divina, di eterna luce e gioia.

Che cosa ha detta il Cristo della vita eterna di giusti?

Egli disse: “ Allora i giusti risplenderanno come il sole nel Regno del loro Padre” (Mt. 13, 43).

Godranno i giusti della stessa gloria e beatitudine?

Sebbene essi parteciperanno tutti della gloria e della beatitudine, secondo le parole dell’Apostolo (2Cor. 2,4), essi si distingueranno così come si distinguono tra loro il sole, la luna e le stelle. Si legge infatti: “Diverso è lo splendore del sole da quello della luna e delle stelle; poiché anche una stella differisce dall’altra per lo splendore” (1Cor. 15, 41).

Perché Iddio nella sua infinità misericordia non salva anche i peccatori ostinati, i malfattori e gli atei?

Perché essi stessi non vogliono essere salvati. Essi respingono l’invito di Dio, disprezzando la Croce del Cristo, si oppongono alla legge divina, perseguitano la Chiesa ed i credenti; in una parola, si scherano dalla parte di Satana contro Iddio e non si

pentono mai. “Essi non credettero alla verità e gioirono dell’ingiustizia” (2Cor. 2, 12).

Possono i peccatori pentirsi dopo la morte?

Non possono. Solo su questa terra gli uomini hanno la possibilità di scegliere di essere volenterosi servitori del Cristo o di Satana. Dopo la morte ognuno seguirà il proprio padrone, da lui scelto durante la vita. Il Signore disse dei suoi servitori: “Là dove sono io, lì sia pure il mio servitore” (Gv. 12, 26).

CAPITOLO III

I SETTE SACRAMENTI

Che cosa intendiamo per Sacramento (Mistero)?

Il Sacramento o Mistero è un visibile atto sacro, per mezzo del quale un’invisibile potenza apportatrice di Salvezza, la Grazia Divina, trasmette doni miracolosi su coloro che la ricevono.

Che cosa è Grazia Divina?

La Grazia è costituita da quei doni divini che Iddio Padre concede tramite lo Spirito Santo per i meriti del Figlio.

Quali sono questi doni?

Tutte le buone disposizioni necessarie per la nostra rinascita spirituale, per la nostra santificazione e salvezza.

Ci salviamo solo con la Grazia Divina?

Sì, se per mezzo della libera volontà acquistiamo la Grazia con la Fede, che si manifesta nelle opere buone.

Quanti Sacramenti (Misteri) ha la Chiesa Ortodossa?

Sette: il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Ordine Sacro, il Matrimonio, l’Unzione dei malati con l’olio santo.

Quali Sacramenti (Misteri) possono essere ricevuti più volte, e quali una solo volta?

Possono essere ricevuti una solo volta il Battesimo, la Cresima e l’Ordine Sacro. Gli altri possono essere ricevuti ripetutamente.

IL BATTESIMO

Che cosa è il Battesimo?

È il Sacramento con cui la persona che lo riceve è purificata da tutti i peccati sia ereditari che personali e, come una creatura di Dio rinata, viene ammessa nella Chiesa di Cristo.

Quale è l’atto più importante nel Battesimo?

La triplice immersione nell’acqua in nome della Santa Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo assieme alle preghiere corrispondenti del sacerdote.

Di chi seguiamo l’autorità ritenendo che il Battesimo sia necessario per ogni membro della Chiesa?

Del Cristo, per cui ci attendiamo al Suo esempio ed obbediamo al comandamento da lui dato ai suoi discepoli: “Andate, dunque, istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt. 28, 19). Infine obbediamo al suo severo monito: “Se uno non nasce nell’acqua e nello Spirito, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv. 3,5).

Che cosa significa la triplice immersione ed estrazione dall’acqua della persona che viene battezzata?

La triplice immersione rappresenta la morte nei peccati contro la SS. Trinità, mentre la triplice estrazione dall’acqua significa la vita nella SS. Trinità.

Quali sono le tre cose che il sacerdote esige da colui che riceve il Battesimo?

La rinuncia a Satana, la penitenza e la vera professione di fede (il “Credo”).

Quando si battezzano i bambini, chi invece loro fa loro fa la rinuncia a Satana, la

penitenza e la professione di fede?

Il Padrino, il quale garantisce in questo caso.

Quale è il dovere del Padrino?

Egli deve istruire o far istruire in tutte le verità cristiane ed assistere nella educazione il bambino battezzato.

Quale è il rispetto dovuto al padrino?

Tra gli Ortodossi al padrino è dovuto profondo rispetto come ad un padre spirituale.

Che cosa si deve fare se il sacerdote è assente e il bambino è gravemente malato?

In tal caso la Chiesa permette che qualsiasi Cristiano, uomo o donna, celebri il Battesimo nella forma più breve, cioè immergendo il bambino nell’acqua e pronunciando le parole: Si battezza il servo di Dio (nome) nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Se il neonato sopravvive, il sacerdote completa il Battesimo e celebra il sacramento della Cresima.

LA CRESIMA

Che cosa è cresima?

È il Sacramento per mezzo del quale colui che è stato battezzato riceve i doni dello Spirito Santo, la forza, la sapienza e gli altri che lo aiutano a conservare la vera fede ed a vivere santamente.

Come si celebra questo sacramento sui battezzati?

Il sacerdote unge varie parti del corpo dal battezzato con il myron (crisma)

pronunciando le parole: Sigillo del dono dello Spirito Santo. Amen.

Da dove sono state attinte queste parole?

Dall’Apostolo Paolo, che dice: “Ma colui che ci ha confermarti con voi nel Cristo e ci ha unti, è Iddio che ci ha anche segnati con un sigillo ed ha messo nei nostri cuori i pegni dello Spirito Santo” (2Cor.1, 21-22).

Perché si comincia con l’unzione della fronte?

Per santificare la mente, affinché mediti su Dio e sulla Sua legge.

Perché si unge il petto?

Per santificare il cuore ed amare Iddio.

Perché gli occhi?

Per santificarli affinché vedano il bene posto da Dio in ogni creatura.

Perché le orecchie?

Per santificarle ed affinché ascoltino la parola di Dio.

Perché le gote?

Per santificarle e perché esprimano gioia per il bene fatto e vergogna per il peccato.

Perché la bocca?

Per santificarla, affinché possa santificare Iddio e dire sempre la verità e ciò che è bene.

Perché le mani?

Per santificarle, affinché sempre compiano opere buone e nobili davanti a Dio.

Perché i piedi?

Per santificarli ed affinché camminano sempre per la retta via del Cristo che porta al Regno di Dio.

Come possiamo esprimere in breve questi concetti?

Per santificare tutto l’uomo, nell’anima e nel corpo, perché sia santo come lo è Iddio.

È giusto celebrare la Cresima subito dopo il Battesimo?

È giusto, secondo la Santa Scrittura e la Tradizione. Infatti il Battesimo con l’acqua significa la purificazione, mentre la Cresima la santificazione per opera dello Spirito Santo. Leggete i brani seguenti: 1Gv. 2,20-27; 2Cor. 1.21-22; Att. 7, 14-16. Non si deve separare un sacramento dall’altro: cfr. Esodo 29, 4-7.

È il sacerdote che celebra la cresima?

Sì, ma non senza la partecipazione dei vescovi. I vescovi infatti preparano e consacrano il sacro myron, senza il quale il sacerdote non può celebrare la cresima.

Esisteva nell’Antico Testamento un uso che fosse immagine della Cresima?

Sì. Gli antichi erano unti ( 1Samuele 10,1; 16,13; Salmo 79, 20). Ora sono unti tutti i Cristiani, in quanto il Cristo ci ha fatti “Sacerdoti e re davanti a Dio suo Padre” (Apoc. 1, 6).

L’EUCARISTIA

Che cosa è l’Eucaristia?

E’ il Sacramento nel quale i Cristiani ricevono sotto la forma del pane e vino realmente il Corpo ed il Sangue del Signor Gesù Cristo.

Chi istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo davanti ai suoi discepoli all’Ultima Cena, alla vigilia delle sue sofferenze e della morte.

Come istituì questo sacramento?

È descritto nel Vangelo: “E quando ebbero mangiato, prese Gesù il pane e, benedettolo, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio Corpo». E presse il calice e, rese grazie, lo diede loro dicendo: «Bevette, da esso tutti, poiché questo è il mio Sangue del Nuovo Testamento, che sarà versato per molti in

remissione dei peccati»” (Mt. 26, 26-28).

Durante quale rito sacro in chiesa si celebra e si distribuisce l’Eucaristia?

Durante il più importante rito sacro, la Divina Liturgia.

Perché la Divina Liturgia è il più importante di tutti i riti sacri?

Perché essa rappresenta tutto il dramma della vita del Cristo dalla sua nascita alla sua ascensione al Cielo.

Quale è il momento più importante della Liturgia?

La consacrazione del pane e del vino compiuta dal vescovo o dal sacerdote.

Perché questo sacramento si celebra continuamente?

Perché il Cristo ha ordinato: “Fate questo in mia memoria” (Lc. 22, 19).

Perché dobbiamo comunicarci?

Poiché dalla partecipazione al Mistero del Corpo e del Sangue del Cristo dipende la

nostra vita eterna. Infatti il Cristo disse: “Chi mangia il mio Corpo e beve il mio

Sangue, h ala vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv. 6, 54).

Quali sono le conseguenze della non partecipazione all’Eucaristia?

Se non partecipiamo all’Eucaristia, corriamo pericolo di morte, come è stato detto

chiaramente dal Signore: “Se non mangerete il Corpo del Figlio dell’Uomo e non

berrete il suo Sangue, non avrete la vita in voi” (Gv. 6, 53).

Come dobbiamo prepararci alla Comunione?

Con il digiuno e con la preghiera, con la confessione dei peccati e con il perdono a

quanti ci hanno offeso.

Che cosa riceviamo nell’Eucaristia?

Riceviamo in noi il Cristo stesso vivente e, così uniti a lui, otteniamo la vita eterna,

secondo le sue parole: “Chi mangia il mio Corpo e beve il mio Sangue è in me ed io

sono in lui” (Gv. 6, 56). “Così chi mangia me, vivrà egli pure per me” (Gv. 6, 57).

Si può spiegare questo mistero con un paragone?

I bambini succhiano il latte della madre, che in realtà è il corpo ed il sangue materno e,

grazie a questo cibo, crescono. Analogamente anche noi riceviamo il Corpo ed il

Sangue del Cristo e con questo cibo le nostre anime crescono e maturano.

Che cosa potremo ancora dire di questo cibo delle nostre anime?

I nostro corpi sono fatti di terra, per cui si nutrono di cibi terreni, ma le nostre anime

sono fatte di sostanza celeste, per cui debbono nutrirsi di un cibo celeste. Ed il Cristo

disse di sé: “Questo è il pane sceso dal Cielo” (Gv. 6, 58).

Quante volte dovremmo comunicarci?

Almeno quattro volte all’anno, durante i quattro digiuni. Ma si raccomanda di accostarsi

alla Comunione il più spesso possibile, il che dipende dalla preparazione di chi si

accosta alla Eucaristia. È particolarmente importante comunicarsi durante le malattie.

Quale preghiera recitiamo prima della Comunione?

“Credo, o Signore, e confesso che tu sei veramente il Cristo, Figlio del Dio vivente, venuto nel mondo a salvare i peccatori, dei quali il primo sono io. Credo ancora che questo è lo stesso tuo corpo immacolato, e che questo è lo stesso tuo sangue prezioso. Ti prego dunque, abbi pietà di me, perdonami le mie colpe, volontarie ed involontarie, commesse sia con parole che con azioni, coscientemente ed incoscientemente. Fammi degno di partecipare senza condanna ai tuoi misteri immacolati, per ottenere la remissione dei peccati e la vita eterna.”

LA PENITENZA

Che cosa è il sacramento della Penitenza?

E’ il Sacramento per mezzo del quale ci sono rimessi i peccati, se cono confessati, e ci riconciliamo con Dio.

Quali sono i peccati che cono rimessi con il Sacramento della Penitenza e quali no?

Tutti i peccati commessi dopo il Battesimo e che abbiamo confessato al sacerdote e di cui ci siamo pentiti. Tuttavia non può essere cancellato il peccato originale con la sola penitenza, senza il Battesimo. Così pure certi peccati mortali non possono essere rimessi, secondo le parole del Cristo: “né durante questa vita, né in quella ventura” (Mt. 12, 31).

Che cosa è necessario per compiere bene questo sacramento?

La confessione dei peccati di fronte al sacerdote, dopo la quale questi assolve il pentimento in nome della Santa Trinità.

Come sappiamo che colui che si pente, ottiene la remissione dei peccati?

Lo sappiamo dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione. Il Cristo perdonò i peccati a chi si pentiva e così pure gli Appostoli. Dalla Tradizione abbiamo notizia di molti peccatori che si pentirono delle loro colpe, si corressero e divennero Santi.

Chi ha dato ai vescovi ed ai sacerdoti il potere di rimettere i peccati?

Lo stesso Cristo, il quale disse agli Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo. A quelli a cui rimetterete i peccati, saranno rimessi; a quelli a cui li tratterete, saranno trattenuti” (Gv.

20, 22-23).

Se un ha peccato nei confronti di una persona, ed ottiene il suo perdono, deve costui confessarsi davanti al sacerdote?

E’ necessario farlo, perché ogni offesa fatta agli uomini, è stata recata a Dio. Non c’è peccato che non offenda Iddio. Perciò è necessario recarsi sempre dal sacerdote per la confessione ed il perdono.

Con quale disposizione d’animo ci dobbiamo recare dal sacerdote a confessarci?

Con sincero pentimento e con l’animo contrito. Così pure dobbiamo nutrire un sentimento di perdono nei confronti di tutti coloro che si sono resi colpevoli nei nostri confronti ed essere fermamente decisi ad obbedire al confessore che ci impone

l’epitimia (la punizione).

Quale epitimia può imporci il sacerdote?

Le epitimie sono varie, in rapporto alla gravità delle nostre colpe. Ad esempio, può imporci di digiunare, di pregare, di ricompensare una persona da noi danneggiata, di compiere opere di misericordia o, al limite, di non accostarsi alla Comunione per un determinato tempo.

È necessario accostarsi al sacramento della Penitenza?

Quanto più spesso, tanto sarà meglio. È necessario confessarsi prima di accostarsi alla Comunione. È assolutamente necessario nelle malattie, poiché non conosciamo il momento della nostra fine. Perciò dobbiamo essere del tutto pronti ad unirci con la divina famiglia celeste in quanto figli di Dio pentiti, liberati dal peccato e benedetti.

L’ORDINE SACRO

Che cosa è l’ordine sacro?

E’ il Sacramento nel quale lo Spirito Santo, tramite l’imposizione delle mani da parte del vescovo, dà la Grazia ed il diritto a colui che è ordinato vescovo o sacerdote di celebrare tutti gli altri sacramenti e di guidare i fedeli nella vita religiosa.

Quanti sono i gradi del sacerdozio?

Tre: l’episcopato, il presbiterato ed il diaconato.

Che differenza c’è tra questi tre gradi del sacerdozio?

Il vescovo può celebrare tutti i sette sacramenti, il sacerdote (presbitero) tutti i sacramenti tranne l’Ordine Sacro; il diacono assiste il vescovo o il sacerdote, ma da solo non può impartire alcun sacramento.

Quali sono gli ordini minori nella Chiesa Ortodossa?

Il suddiacono ed il lettorato.

Chi consacra un vescovo?

Due o più vescovi.

Chi consacra un sacerdote (presbitero)?

Un vescovo.

Di chi sono successori i vescovi?

Sono successori di degli Apostoli.

Chi ha istituito la gerarchia ecclesiastica?

Lo stesso Signore Gesù Cristo, come primo Arciprete (Ebr. 5, 4-6). Egli, in quanto fonte di ogni potere e diritto nella sua Chiesa, ha dato agli Apostoli il potere d’insegnare, guarire e rimettere i peccati.

Da chi è dunque costituita la pienezza della gerarchia?

In primo luogo dal Cristo in quanto Sacerdote eterno e capo della Chiesa; da lui derivano gli Apostoli, dagli Apostoli i vescovi e dai vescovi i sacerdoti ed i diaconi.

Perché in questo sacramento è necessario l’imposizione delle mani?

Perché primo imposero le mani gli Apostoli (1Tim. 4,14; 5,22). Con l’impostazione delle mani si trasmette all’ordinando la potenza dello Spirito Santo ed in tal modo si realizza il legittimo vincolo che congiunge la gerarchia ecclesiastica ed i riti sacri.

Può esistere una comunità ecclesiastica che non riconosca e non si sottometta al vescovo?

Non può esistere, poiché una comunità del genere si separa dal copro della Chiesa Cattolica Ortodossa e si priva della grazia divina.

Perché chiamiamo “Padre” il sacerdote?

Poiché, grazie al sacerdote siamo stati rigenerati come figli di Dio nel Battesimo. Dal sacerdote nell’Eucaristia riceviamo il cibo celeste (il Corpo ed il Sangue del Cristo); cosi pure nella Penitenza attraverso di lui riceviamo il perdono dei nostri peccati e nei rimanenti Sacramenti otteniamo particolari dono dello Spirito Santo. Inoltre i sacerdoti pregano incessantemente per noi, ci istruiscono, ci consigliano, ci ammoniscono e ci guidano. Perciò essi sono veramente i nostri padri spirituali. Ad ogni modo debbono essere degni di questo nome e del loro missione.

IL MATRIMONIO

Che cosa è il matrimonio?

Il matrimonio è il sacramento per mezzo del quale lo Spirito Santo unisce in una sola vita un Cristiano ed una Cristiana, i quali davanti al sacerdote manifestano la ferma decisione di amarsi reciprocamente per tutta la vita ed essere fedeli l’uno all’altro, e ricevono dal sacerdote la benedizione di generare e di educare i figli.

Come Iddio benedisse la prima famiglia?

Iddio benedisse nel Paradiso terrestre i nostri genitori Adamo ed Eva e disse loro:

“Procreate e moltiplicatevi e riempite la terra” (Gen. 1,28).

Di quale genere è l’unione tra il marito e la moglie nel matrimonio?

E’ qualcosa di più intimo di tutti i rapporti umani, perché è detto: “L’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla moglie ed entrambi saranno un solo corpo” (Gen. 2, 24).

Confermò il Cristo questa antica legge sul matrimonio?

Sì. Egli ripete le parole dell’Antico Testamento e, parlando contro il divorzio, aggiunse:

“Ciò che Iddio ha unito, l’uomo non separi” (Mt. 19,6).

Santificò il Signore il matrimonio?

Egli santificò il matrimonio con la sua presenza alle nozze di Cana in Galilea e con la trasformazione dell’acqua in vino compiuta in quella stessa occasione (Gv. 2).

Con ciò diede un significato più profondo al matrimonio?

Sì. Come l’acqua si trasformò in vino, così, grazie alla sua presenza, l’amore fisico si trasforma in amore spirituale di due anime.

Ma apportato il Nuovo Testamento un mutamento riguardo alla procreazione dei figli?

Nel mondo precristiano la procreazione aveva lo scopo di “riempire la terra”; mentre il matrimonio cristiano ha per fine di riempire la Chiesa di Cristo sulla terra ed in Cielo, insomma di accrescere il numero degli abitanti del Cielo.

Il Matrimonio Cristiano ha un senso simbolico più profondo?

Sì. L’Apostolo Paolo paragona l’unione matrimoniale dell’uomo con la donna a quella del Cristo e della Chiesa: “Il marito è il capo della moglie come il Cristo della Chiesa.”

Come l’uomo e la donna costituiscono un’unità nel matrimonio, così sono un’unità indivisibile il Cristo e la sua Chiesa.

L’UNZIONE DEI MALATI CON L’OLIO SANTO

Che cosa è l’Unzione con l’olio santo?

Essa consiste in alcune preghiere del sacerdote e nell’unzione del malato con l’olio benedetto, per mezzo del quale la Grazia divina opera la guarigione del paziente.

Di quali malattie si parla in questo caso?

Di quelle spirituali e di quelle fisiche.

Come opera la Grazia in questo sacramento?

Essa guarisce il corpo dalle sue infermità e purifica l’anima dai peccati.

Da quale epoca si amministra questo sacramento nella Chiesa?

Dall’epoca del Cristo. Per suo ordine gli Apostoli andarono a predicare il Vangelo ed “ungevano con l’olio molti sofferenti e li guarivano” (Mr. 6, 13).

Come fu trasferita l’amministrazione di questo sacramento ai vescovi ed ai sacerdoti?

Per ordine degli Apostoli. S. Giacomo scrive chiaramente: “Se qualcuno di voi è malato, chiami i sacerdoti della Chiesa e questi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore. E la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e se egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giac. 5,14 - 15).

Questo sacramento è amministrato solo agli ammalati gravi ed ai morenti?

No, questo sacramento miracoloso è amministrato anche a quelli che hanno lievi malattie.

CAPITOLO IV

LA LEGGE DI DIO NELL’ANTICO TESTAMENTO

Esistono tre leggi di Dio:

• la più antica,

• l’antica e

• la nuova o ultima.

La più antica legge di Dio non era scritta. Essa è impressa nel cuore e nella coscienza degli uomini, come dice l’Apostolo Paolo dei Gentili, i quali “sebbene non abbiano la legge, tuttavia da soli fanno ciò che è secondo la legge, sono essi stessi la legge per sé”, cioè “la legge è scritta nei loro cuori, come la coscienza lo testimonia a loro” (Rom. 1, 19-20; 2, 14-15).

Questa legge antichissima è comune a tutti i discendenti di Adamo. Essa fu trasmessa oralmente di generazione in generazione attraverso i nostri progenitori e fu conservata per lunghi secoli come tradizione.

Ma per l’incessante influssi di Satana ed a causa della debolezza umana, questa legge fondamentale e naturale tendeva a scomparire dai cuori umani. Perciò Iddio, circa quindici secoli prima della nascita del Cristo, diede a Mosé una legge scritta, che si chiama legge divina dell’Antico Testamento.

Né la prima né la seconda poterono salvare l’umanità da tre mali fondamentali: da Satana, dal peccato e dalla morte. Erano leggi che soltanto preparavano la nuova ed ultima legge divina, che abbiamo ricevuto dal Cristo.

Che cosa è la legge divina dell’Antico Testamento?

E’ quella data da Dio tramite Mosé sul monte Sinai, scritta su due tavole di pietra che contenevano dieci comandamenti - decalogo.

Quali sono i Dieci Comandamenti?

I. Io sono il Signore, tuo Dio: non avrai altri dei di fronte a me.

II. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né

di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la

terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

III. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio.

IV. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e

farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato - giorno del

riposo - in onore del Signore, tuo Dio.

V. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel

paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

VI. Non uccidere.

VII. Non commettere adulterio.

VIII. Non rubare.

IX. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

X. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Come erano disposti i comandamenti su due tavole?

Sulla prima tavola di pietra erano scritti i primi quattro comandamenti che determinano i nostri rapporti con Dio; sulla seconda erano scritti i sei comandamenti che regolano il nostro comportamento verso il prossimo.

I° COMANDAMENTO

Che cosa c’impone il primo comandamento?

Di credere in un solo Dio, che è l’unico vero Dio, e di respingere il politeismo come un

peccato ed un inganno.

Non era naturale per gli uomini di quell’epoca credere in un solo Dio come lo è per noi oggi?

In principio era naturale, ma con il moltiplicarsi dei peccati e delle colpe si offuscò la coscienza umana, per cui con la fantasia, spinti dalle loro passioni e peccati gli uomini inventarono molti dei per influsso di Satana.

Come pecchiamo contro la fede in un solo Dio?

• Adorando i cosiddetti uomini grandi anziché Dio,

Cosi i Romani adoravano i loro imperatori.

• Adorando le cose anziché Dio, sia che siano create da Dio o costruite dagli uomini,

• Permettendo che entri nel nostro cuore il dubbio sull’esistenza di Dio,

• Accogliendo una dottrina su Dio che differisca da quella dei nostri Padri

• Allentandosi dalla Chiesa Universale.

Questo comandamento proibisce la venerazione della Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi?

Non la proibisce, poiché non li adoriamo come Dio, ma li veneriamo come membri degnissimi della famiglia divina.

Perché allora ci rivolgiamo nelle nostre preghiere ai Santi?

Poiché è detto che Iddio esaudisce i desideri di coloro che lo amano. I Santi sono coloro che amarono Iddio in misura altissima. Per la loro intercessione Iddio ci soccorre, il che ci è noto per esperienza.

II° COMANDAMENTO

Che cosa c’impone il secondo comandamento?

1.Di non adorare nessun altro all’infuori dell’unico Dio. Come è stato già detto, esso ci proibisce di adorare qualsiasi creatura o opera umana come se fossero Dio. Iddio è al di sopra di tutte le opere sue ed umane.

Perché allora veneriamo le immagini sacre – icone?

Noi veneriamo l’immagini sacre in quanto rappresentazioni dell’unico Dio vivente, dei Suoi Angeli, dei Santi e dei Martiri che sono nostri amici ed intercedono per noi.

2. L’adorazione del sole, delle stelle e della natura in genere.

3. Questo atteggiamento si chiama scetticismo.

4. Tale accettazione si chiama eresia.

5. L’allontanamento in questo caso si chiama scisma.

Quando preghiamo davanti ad un’ icona, a chi rivolgiamo la nostra preghiera?

Al Santo che vive in Cielo, il cui volto è rappresentato nell’icona, ed attraverso il Santo, a Dio stesso, Re di tutti i Santi.

Quando baciamo un’immagine sacra, che cosa baciamo?

Con le nostre labbra baciamo l’icona del Santo, e con i nostri pensieri e con cuore baciamo realmente il Santo in quanto viva e reale persona nel Chiesa celeste.

Chi critica la Chiesa Ortodossa per il culto e le preghiere rivolte ai Santi?

Solo i Protestanti che non hanno avuto l’esperienza della comunione con i Santi e non comprendono che l’opera principale del Cristo consiste nel costruire per mezzo dei fedeli rinati, grazie ai Sacramenti, una famiglia divina in cui esistano strettissimi rapporti e contratti tra i figli di Dio in Cielo e quelli sulla terra.

In quale altro modo si pecca contro la fede in un solo Dio?

Quando mangiando e bevendo fuori misura lo stomaco diventa per noi dio (Filipp. 3,19), oppure ci affanniamo ad accumulare denaro e ricchezze (Col. 3,5). Ciò accade pure, quando divinizziamo la nostra persona, il nostro stato, la nazione o la nostra civiltà.

III° COMANDAMENTO

Che cosa ci impone il terzo Comandamento?

Di non menzionare il nome di Dio invano e di non mischiarlo in discorsi sconvenienti.

Che cosa espressamente ci proibisce questo comandamento?

Ci proibisce:

• Di usare termini sconvenienti quando parliamo di Dio;

• Di servirci del nome di Dio a conferma di racconti insignificanti o addirittura di

menzogne;

• Di pronunciare parole volgari e vergognose e di giurare il falso;

• Di violare un giuramento fatto in nome di Dio.

Come dobbiamo menzionare il nome di Dio?

Raramente, solo nelle preghiere e con profondo rispetto, perché il Suo è il nome più

santo, di fronte al quale tremano i demoni, con cui si benedicono le persone e le cose, si

guariscono i malati e si santificano le labbra che lo pronunciano.

IV° COMANDAMENTO

Che cosa ci impone il quattro comandamento?

Di rispettare il giorno del Signore come giorno di riposo.

Che cosa significa originalmente Sabato?

Significa giorno del riposo, poiché Iddio in sei giorni6 creò il Cielo e la terra e riposò il settimo giorno.

Perché consideriamo giorno di riposo la domenica?

Perché il Signore Gesù Cristo è risorto dai morti la domenica, mentre il Sabato operò la redenzione nell’Inferno predicando il Vangelo ai morti e salvandoli.

Quale era il giorno del riposo per il Cristo?

La domenica, quando vinse l’ultimo nemico, cioè la morte. Il Venerdì Santo vinse i nostri peccati, il Sabato Santo riportò la vittoria contro Satana nell’Infermo e la domenica vinse la morte con la Sua Resurrezione. Così gloriosamente si compì il ciclo dell’economia della salvezza degli uomini. Ed appena allora egli riposò. Perciò la Domenica è il giorno del riposo del Signore e nostro.

Come dobbiamo festeggiare la domenica in quanto giorno sacro?

Con gioia per la vittoria del Cristo sulla morte; astenendoci dai lavori giornalieri; con la preghiera in casa ed in chiesa; con la lettura della Scrittura e di altri libri d’argomento spirituale; meditando sulle nostre opere e sui nostri pensieri della settimana trascorsa; visitando i malati e compiendo opere di misericordia; riposando e glorificando nel nostro intimo Iddio, la Sua SS. Madre, gli Angeli ed i Santi.

Sia ben chiaro che un giorno davanti a Dio è come mille anni e mille anni sono come un solo giorno

davanti a Dio (2 Pietro 3,8; Salmo 90, 4).

V° COMANDAMENTO

Che cosa ci impone il quinto comandamento?

Di rispettare il padre e la madre

Come dobbiamo rispettare i nostri genitori?

Li dobbiamo stimare, ascoltare i loro consigli, mostrando attenzione nei riguardi della loro esperienza. Dobbiamo essere loro grati ed amarli come essi ci amano. Bisogna aiutarli nella vecchiaia e, dopo la loro morte, ricordarsi di loro nelle preghiere e compiere opere di bene in loro memoria.

Perché dobbiamo tanto rispettarli?

In primo luogo per varie ragioni: per mezzo loro Iddio ci ha dato la vita e grazie ai loro inestimabili sacrifici e le loro fatiche noi siamo cresciuti e siamo stati educati. In secondo luogo, come un solo corpo, rappresentano simbolicamente Iddio Padre, come noi rappresentiamo simbolicamente il Figlio. Così i nostri rapporti con i genitori sono il simbolo del nostro atteggiamento verso Dio, la SS. Trinità nella Sua unità. In terzo luogo, a secondo che rispettiamo o meno i nostri genitori, anche i nostri figli ci rispetteranno o meno, il che è provato da una lunga esperienza del genere umano.

Quale punizione segue la disobbedienza a questo comandamento divino?

Una punizione assai dura. Nell’Antico Testamento Iddio ordinò che colui il quale “insulta il proprio padre o la propria madre, fosse rovinato” (Es. 21,17). Noé maledisse la discendenza di Cham poiché quest’ultimo aveva deriso la nudità del padre. Così pure Abesalom fu colpito con una tremenda punizione perché si era ribellato a sua padre David (2 Sam, 18,9).

Ci sono esempi nell’Antico Testamento da cui risulta che sono benedetti i figli che obbediscono ai loro genitori?

Moltissimi. Stupendo è l’esempio dei figli e dei nipoti di Rachavov, che obbedirono all’ordine dei loro padri di non bere vino, per cui Iddio il benedisse (Geremia 35.6,19) Obbedì a questo comandamento Gesù?

Sì, con le parole e con le opere (Mt.15, 3-7; Lc 2, 51; Gv. 16, 26).

L’obbedienza ai genitori ci aiuta anche in qualcosa d’altro?

Con l’obbedienza ai genitori ci prepariamo ad obbedire alle autorità sia spirituali che civili.

VI° COMANDAMENTO

Che cosa ci proibisce il sesto comandamento?

Esso ci vieta di uccidere il nostro prossimo per invidia o per odio oppure per interesse o per vendetta.

Perché è vietato uccidere il prossimo?

Iddio cerò l’uomo a propria immagine e gli ha dato la vita; uccidendo un uomo ci ribelliamo alla somiglianza con Dio ed al suo possesso. Ciò che non possiamo dare, non abbiamo neppure il diritto di togliere.

Come dobbiamo considerare il suicidio?

Esso è uguale all’omicidio. La vita non appartiene a noi, ma a Dio.

Che cosa dobbiamo pensare delle uccisioni in guerra?

Ci sono vari tipi di guerre. Nell’Antico Testamento stesso si parla della guerra come “guerra di Dio”. Sotto questo concetto si intende la guerra per la giustizia contro gli orrori della iniquità. In una guerra siffatta l’uccisione è giustificata ed essere ucciso è considerato un merito (Es. 14, 13-14; 31, 16-18; 2Cron. 20,15).

Esistono vari tipi di uccisori in tempo di pace?

Esistono quelli che uccidono il corpo e quelli che uccidono l’anima. Coloro che uccidono l’anima sono coloro che corrompono le anime e le allontanano da Dio, poiché essi stessi sono corrotti e senza Dio.

Perché è proibito il duello?

Poiché quelli che partecipano ad un duello non rispettano né leggi dello stato né quelle della Chiesa. In un duello lo innocente può essere ucciso ed il colpevole essere risparmiato.

Come dobbiamo interpretare l’approvazione che la Bibbia dà al duello tra David e Golia?

Non era un duello per motivi personali tra David e Golia, ma la lotta tra l’esercito del

Dio e quello dei suoi nemici, idolatri. David uscì contro il campione degli idolatri e per ispirazione divina e con l’aiuto della forza di Dio vinse. È questo per noi una prova dell’assistenza di Dio e della sua potenza, per cui quello di David e Golia non ha alcun rapporto con i duelli comuni.

Chi è il più antico ed il più grande assassino nei secoli?

Il diavolo, del quale il Cristo disse: “Egli è assassino dal principio” (Gv. 8,44). Se Iddio

non lo impedisse, egli ucciderebbe tutti gli esseri umani. Gli altri assassini tra gli uomini sono strumenti del diavolo.

Per quale ragione il demonio desidera l’estinzione del genere umano?

Per odio e malvagità, poiché sa che gli uomini sono destinati alla eredità del Regno dei Cieli, che egli stoltamente ha perduto. Perciò il diavolo è considerato odiatore degli uomini.

Per quale motivo Iddio difende e protegge le vite umane?

Per amore verso gli uomini. Perciò Iddio è chiamato colui che ama gli uomini.

VII° COMANDAMENTO

Che cosa proibisce il settimo comandamento?

Viete l’illegittimo rapporto sessuale, come l’adulterio, il rapporto sessuale prima del matrimonio ed altri generi di “basse tendenze”, che “rendono innaturale”, come dice l’Apostolo (Rom. 1,26), l’uso naturale dei nostri corpi.

Quale lo scopo di questo comandamento divino?

La conservazione della santità, della purezza, della felicità e del matrimonio.

Quale è la causa per cui questo comandamento è violato?

In primo luogo le insidie di Satana, nemico di ogni forma di purezza e di santità, il quale odia la moltiplicazione del genere umano e la crescita della famiglia spirituale di Dio, cioè della Chiesa. In secondo luogo, l’ignoranza degli uomini e delle donne che con concupiscenza guardano i corpi degli uni e degli altri, anziché guardare le anime e poco sanno degli uomini e delle donne in quanto esseri spirituali e figli di Dio. Questa ignoranza è conseguenza di una cattiva educazione e della gioia nella corruzione sociale.

Con quale peccato è paragonato l’adulterio nella Bibbia?

In tutto l’Antico Testamento l’idolatria è chiamata adulterio, lussuria. E l’idolatria è uno dei più gravi peccati contro Dio.

Quali sono i frutti della lussuria?

La decadenza fisica e spirituale, l’illusione, malattie disgustose, l’inquietudine dell’anima, il nervosismo, le disgrazie, i figli malati o mutilati, la disperazione ed in fine la pazzia.

VIII° COMANDAMENTO

Che cosa vieta l’ottavo comandamento?

Proibisce il furto. La persona che ruba si chiama ladro. A noi è proibito di essere ladri.

Che cosa si intende di furto?

• La sottrazione del patrimonio che appartiene al prossimo o alla società;

• L’aperta rapina a mano armata del patrimonio altrui;

• L’inganno dei poveri o degli inesperti nell’acquisto o nella vendita;

• Il non fare il proprio dovere in un servizio pubblico de il lavorare di meno di quando si è pagati;

• Una vita condotta con inganni, truffe e falsificazioni.

Che cosa Iddio esige che noi positivamente si faccia a proposito di questo comandamento?

Esige che si rispetti ogni patrimonio, che si sia onesti e giusti in tutte le nostre faccende.

Iddio esige che noi si viva del nostro lavoro e che aiutiamo il nostro prossimo che è meno dotato di mezzi di quanto siamo noi, che si sia leali e diligenti nei servizi pubblici e che eventualmente si lavori di più di quanto si esige di noi.

IX° COMANDAMENTO

Che cosa è vietato dal nono comandamento?

Vieta la menzogna nei confronti del nostro prossimo, sia nascosta che palese o di fronte al tribunale.

Quale è la menzogna più pericolosa?

La falsa testimonianza in tribunale, allorché giuriamo falsamente in nome di Dio.

Quali sono le conseguenze della falsa testimonianza?

Il donno materiale e morale della persona che è falsamente accusata. Ma ancora maggiore è il danno per il testimone falso. Infatti, mentendo, egli ottenebra, avvelena e infetta la sua anima.

È possibile che un falso testimone non sia scoperto e punito?

No. Lo garantisce Iddio stesso che dice: “Non c’è nulla di nascosto che non si renderà palese, né alcuna cosa segreta che non sarà resa di pubblica ragione” (Mt. 10, 26).

Quale è l’esempio classico nella storia del Cristianesimo di una verità che è stata scoperta?

Allorché le guardie del sepolcro di Cristo si recarono dagli anziani e dai sacerdoti e raccontarono loro la resurrezione del Signore, “questi diedero loro sufficiente denaro dicendo: «Dite che i suoi discepoli sono venuti di notte ed hanno rubato il suo corpo mentre dormivate»” (Mt. 28, 11-15). Tuttavia questa menzogna non riuscì a nascondere la realtà della resurrezione del Cristo, ma bensì coprì i mentitori d’eterna vergogna.

Gli Apostoli hanno ammonito i Cristiani a non mentire?

Come principali lottatori per la Verità incarnata, gli Apostoli hanno parlato assai severo contro la menzogna: così s. Giacomo scrive: “Se qualcuno di voi pensa di credere e non frena la sua lingua, ma inganna il suo cuore, la sua fede è inutile” (Giac. 1, 26).

Analogamente si esprime s. Pietro (1Pietro 2,10).

Da dove hanno origine tutte le menzogne?

Da Satana, che il Cristo chiama: “Mentitore e padre della menzogna”. “Quando dice menzogna, dice ciò che gli è proprio” (Gv. 8,14).

Perciò tutti i mentitori, parlano in nome di Satana e non in nome di Dio.

X° COMANDAMENTO

Che cosa vieta il decimo comandamento?

I desideri egoistici e le brame riguardo a ciò che appartiene al nostro prossimo.

Perché sono proibiti i desideri prima ancora che si realizzino?

Poiché i desideri cattivi provocano opere cattive. Il nostro cuore è l’officina di tutto ciò che pensiamo, parliamo o facciamo. Il Signor Gesù Cristo disse: “Dal cuore escono cattivi pensieri, assassini, adulteri, lussuria, false testimonianze, bestemmie contro Dio.

Ecco ciò che rende impuro l’uomo...” (Mt. 15. 19,20).

Hanno un senso i nostri desideri per i beni altrui?

Per nulla. Con questi desideri pensiamo di costruire la nostra fortuna sulla rovina del nostro prossimo. Perciò questi desideri sono completamente stolti.

Come possiamo soffocare questi desideri cattivi?

Con il controllo dei propri desideri, con la purificazione del cuore per mezzo della preghiera, con la confessione al sacerdote di tutti i nostri desideri peccaminosi, con il ricordo della morte e del tremendo giudizio di Dio, al quale ciascuno riceverà il compenso “secondo i propri meriti”.

CAPITOLO V

LA NUOVA LEGGE DI DIO

Che cosa è la Nuova Legge di Dio?

E’ la legge rivelata ed insegnata da Gesù Cristo, Figlio di Dio, il Messia.

Come si chiama questa nuova legge?

L’ultima legge di Dio.

Perché?

Perché una nuova legge non ci sarà data prima della fine del mondo.

Come si chiama ancora questa nuova legge?

La legge interiore di Dio, perché si riferisce ai motivi intimi della nostra attività esterna.

Come allora chiameremo la Legge del Cristo?

La nuova, l’ultima, la legge interiore di Dio e, di conseguenza, la più perfetta e l’unica legge divina che ci salva.

Perché Iddio non diede per tramite Mosé la stessa legge che ci ha dato tramite Cristo?

Per la stessa ragione per cui insegniamo ai bambini di fare alcune cose e di non fare altre, quale abbecedario di una corretta condotta, senza impegnarci a spiegare ai ragazzi i motivi invisibili di questo comportamento. Ciò è spiegato da s. Paolo con le parole:

“Ed io, fratelli, non potevo parlare con voi come uomini spirituali, ma come con esseri carnali, come con bambini in Cristo. Io vi ho nutriti di latte prima di darvi del cibo solido.” (1Cor 3,1-2).

Quali differenze sussistono tra la legge esteriore data tramite Mosé e quella interiore rilevata dal Cristo?

La legge esteriore fu data come preparazione a quella del Cristo ad un piccolo popolo nomade, mentre quella interiore fu rivelata a tutti i popoli della terra che sono tra loro uniti in una comune famiglia spirituale per mezzo del sangue prezioso del Cristo.

I DUE MASSIMI COMANDAMENTI

Quali sono i massimi comandamenti di Cristo?

Il primo comandamento è: “Ama il Signore Iddio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua

anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze.”

Il secondo: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22.37-40; Mr 12.30-31).

Quale cosa disse il Cristo sulla grandezza di questi due comandamenti?

Disse: “Su questi due comandamenti si reggono tutta la Legge (l’Antico Testamento) ed

i profeti”. Egli disse pure: “Non ci sono comandamenti più grandi di questi”.

Queste parole di Cristo significano che i Dieci Comandamenti (Decalogo) hanno perduto ogni importanza poiché sono stati proclamati questi due novi comandamenti?

Per nulla. Esse significano solo che l’amore verso Dio ed il prossimo perfezionano tutto

l’Antico Testamento, come scrive l’Apostolo: “L’amore è il completamento della

legge” (Rom. 13,10). In altri termini: l’amore è al di sopra di tutti i comandamenti e

divieti, poiché esso frena più di quanto si cerchi e fa più di quanto ci si aspetta.

Che cosa significa amare Iddio?

Significa amarlo più di tutto, più di se stesso, della propria famiglia, più del mondo e di

qualunque cosa al mondo.

Che cosa significa amare Iddio con tutto il proprio cuore?

Significa trasferire tutti i sentimenti del proprio cuore in un sentimento d’amore per Dio.

Che cosa significa amare Iddio con tutta l’anima?

Significa illuminare e riscaldare la propria anima con l’amore per Dio.

Che cosa significa amare Iddio con tutta la propria mente?

Significa dirigere tutti i pensieri al pensiero dell’amore per Dio.

Che cosa significa amare Iddio con tutte le proprie forze?

Significa rivolgere tutte le proprie forze a ciò che piace a Dio, al nostro amore per Lui.

Che cosa significa il secondo comandamento della nuova legge: “Ama il prossimo tuo come te stesso”?

In primo luogo significa che dobbiamo amare il Signore Gesù Cristo, Uomo perfetto, come il prossimo a noi più caro e vicino, ed attraverso lui anche tutti i nostri simili.

Il nostro amore verso il Cristo è compreso nel primo comandamento?

Lo è, ma in questo comandamento s’intenda l’amore per lui in quanto Dio, unito al Padre ed allo Spirito Santo. In questo secondo comandamento si sottintende l’amore per lui in quando uomo, modello autentico de vero uomo, “il più nobile dei figli degli uomini”.

Ha parlato il Signore del dovere che abbiamo di amarlo?

Si, de in maniera esplicita. Infatti disse: “Chi ama il padre sui e la madre sua più di me,

non è degno di me” (Mt. 10,37). Così pure disse: “Chi ama me, anche il Padre mio lo

ama. Chi mi odia, odia anche il Padre mio” (Gv. 15,23); “Il Padre stesso vi ama, perché

avete amato me” (Gv. 15,27). Egli chiese a Pietro: “Simone, figlio di Giona, mi ami

tu?”(Gv. 21,15). Ad ognuno di noi pone la domanda: “Mi ami?”. E l’Apostolo Paolo

dice: “Se qualcuno non ama il Signore Gesù Cristo, che sia maledetto” (1Cor. 16,22).

Che cosa allora possiamo dire del nostro amore per il prossimo?

Come amiamo Iddio attraverso Gesù Cristo, così dobbiamo amare gli uomini per il

tramite del Cristo.

Il nostro amore per Gesù Cristo dunque è il fondamento del nostro amore per Dio

e per gli uomini?

Certamente, perché se amiamo colui che è il nostro Amore, il Cristo, amiamo anche tutti

coloro che egli ama e per i quali è morto. Così entrambi questi comandamenti ci

obbligano ad amare Gesù Cristo, amato mediatore tra Iddio e gli uomini. Senza l’amore

per lui, quello per Dio e per gli uomini non può essere autentico e completo.

Che cosa ancora dice il Nuovo Testamento sull’amore?

In verità moltissimo. Ad es.: la nostra conoscenza di Dio dipende del nostro amore nei

suoi riguardi: “Chiunque ama... ha conosciuto Iddio, e chi non ama, non conosce Iddio,

perché Iddio è amore”. Anche la nostra pace dipende dall’amore che abbiamo per Dio:

“Iddio è amore e colui che permane nell’amore, permane in Dio ed Iddio in lui” e “chi

ama non teme”. Dove non c’è paura, lì c’è la pace. Pure la nostra forze e la nostra

fortuna ed in primo luogo la nostra salvezza e la vita eterna dipendono dal nostro amore

verso Dio ed i nostri fratelli.

Quale è la manifestazione visibile dell’amore verso Dio?

La preghiera e l’adempimento della volontà di Dio.

Quale è l’espressione pratica del nostro amore per il prossimo?

Il fare bene. In altri termini: le opere di misericordia, le parole, i pensieri e le preghiere,

tutto e sempre nel nome del Signore e per lui.

LA PREGHIERA

Che cosa è la preghiera cristiana?

E’ il modo con cui noi entriamo in contatto con Dio, per mezzo del quale esprimiamo la

nostra fede, speranza e carità!

Quali tipi di preghiera abbiamo?

Ci sono quattro generi di preghiera: la preghiera interiore, quella esteriore, la preghiera

individuale, la preghiera comune.

Che cosa è la preghiera interiore e quella esteriore?

La preghiera interiore si chiama anche preghiera mentale. Essa si compie in silenzio. La

preghiera esteriore si compie ad alta voce.

Quanto dobbiamo pregare?

Dipende dall’amore che nutriamo per il Signore. Quanto più preghiamo Iddio, tanto più

stretto è il nostro rapporto con lui. I più degni sono coloro che incessantemente pregano

Iddio secondo le parole di Cristo: “Bisogna pregare incessantemente” (Lc. 18,1).

Come possibile pregare incessantemente?

Si può pregare incessantemente con la mente o nel nostro intimo.

Possiamo rivolgere a Dio le nostre preghiere mentalmente anche quando siamo in

viaggio o lavoriamo ringraziandolo, glorificandolo o invocandone l’aiuto.

Quale è la più breve preghiera mentale?

“Signore Gesù abbi pietà di me.”

In che cosa consiste la preghiera individuale e quella comunitaria?

La preghiera individuale si ha quando uno prega da solo o in silenzio. Quando ci si

unisce ad altri che pregano in chiesa o in qualunque altro luogo, allora la preghiera si

chiama comunitaria.

Quali di queste preghiere sono obbligatori per un cristiano?

Entrambe sono obbligatorie. È necessario pregare segretamente nel proprio intimo e

così pure assieme agli altri cristiani in chiesa. L’esempio ci è dato dai Santi.

Quali sono i pensieri principali in ogni corretta preghiera?

Ogni preghiera, che sia corretta, ha di solito tre parti: un ringraziamento, una supplica

ed una glorificazione. Per prima cosa ringraziamo Iddio per tutto ciò che da lui abbiamo

ricevuto; quindi gli chiediamo ciò di cui abbiamo bisogno in un dato momento; infine

celebriamo la Sua bontà, la Sua potenza e la Sua gloria.

LA PREGHIERA DEL SIGNORE

La più perfetta orazione, usata in casa ed in chiesa, è la Preghiera del Signore. Essa è così chiamata perché il Signore stesso l’insegnò ai suoi discepoli come modello di preghiera.

Quale è il testo evangelico della preghiera del Signore?

“Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori

e non ci espore in tentazione,

ma liberaci dal maligno.

Perché tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.”

Cosa contiene la preghiera del Signore?

In primo luogo, un’invocazione o un saluto, poi sette domande ed infine la

glorificazione.

Come cominciamo?

Cominciamo invocando Iddio chiamandolo “Padre nostro”.

Perché non diciamo “Padre mio”?

Soltanto il Figlio di Dio, Gesù Cristo, incerato, ma generato, ha diritto d’invocare Iddio

con le parole: “Padre mio”, mentre noi, che siamo figli e figlie di Dio creati e redenti

con il sacrificio volontario del Cristo, abbiamo l’onore d’invocare il Padre suo con le

parole “Padre nostro”.

C’è qualche altra ragione per cui invochiamo Iddio come “Padre nostro”?

C’è una grande ragione sociale. Il Cristo desidera che ci amiamo come fratelli. Ma solo

quelli che riconoscono un solo padre possono considerarsi fratelli.

Ciò significa che se chiamiamo Iddio nostro Padre, ne consegue che tra noi ci

chiamiamo fratelli?

E’ proprio così. Non esiste fratellanza dove non c’è un Padre comune.

Perché non chiamiamo Iddio “nostro creatore”?

Perché Iddio ha creato tutte le creature, ma egli è più che creatore. Egli è Padre di tutti

gli uomini che sono rinati per opera dello Spirito Santo e perciò sono diventati “figli di

Dio”. Pertanto non sono più creature ma figli.

Perché diciamo: “Che sei nei Cieli”?

Perché il vero Dio eternamente risiede in Cielo, cioè fuori del tempo e dello spazio e

non è limitato dalla terra come le false divinità dei pagani adoratori della natura e degli

uomini.

LA PRIMA DOMANDA

Quale è la prima domanda nella Preghiera del Signore?

“Sia santificato il tuo nome”.

Che desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo a Dio l’aiuto affinché il Suo nome sia rispettato fra gli uomini e perché sia considerato santo più di qualsiasi nome del mondo. Nell’Antico Testamento, allorché Iddio era conosciuto come creatore e giudice, agli uomini era proibito “di nominare invano il nome di Dio”. Il Nuovo Testamento, che è fondato sull’amore, ci obbliga a fare molto di più, cioè a manifestare per tutta la vita e dappertutto attorno a noi il rispetto del santissimo nome del nostro Padre, ed i morire addirittura, come sono morti moltissimi martiri cristiani.

LA SECONDA DOMANDA

Quale è la nostra seconda domanda nella preghiera del Signore?

“Venga il tuo Regno”.

Che desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo l’aiuto divino affinché il regno celeste della Santa Trinità, che è anche

l’Unità, si realizzi nelle nostre anime, nelle nostre famiglie, tra il nostro popolo ed in tutto il mondo.

Si può esprimere più chiaramente questo concetto?

Come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un’unità nell’eterna armonia, nella pace,

nella potenza e nella gloria, così desideriamo che il nostro intelletto, il cuore e la volontà costituiscano un’unità, come realtà divina di cui un’immagine sono le nostre

anime. Come è l’originale, così sia l’immagine.

Come possiamo sapere che è venuto il Regno di Dio?

“Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rom. 14,17). Quando

vediamo che ciò è realizzato nelle nostre anime sicuri che è giunto il Regno di Dio.

LA TERZA DOMANDA

Quale è la terza domanda nella preghiera del Signore?

“Sia fata la tua volontà come in Cielo così in terra”.

Quale desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo l’aiuto divino per porre fine alla nostra incertezza tra Dio e Satana, tra bene

ed il male, di modo che, respingendo completamente la volontà di Satana, possiamo

affidarci a Dio, così come fece il Cristo nell’orto del Getsemani: “Sia fatta la tua

volontà, non la mia” (Mr 14,36).

Perché diciamo “sia fata la tua volontà come in Cielo”?

In Cielo gli angeli ed i Santi con tutto il cuore e con gioia si sottopongono alla volontà

di Dio. La volontà di Dio è la loro e perciò sono eternamente felici. E ciò che chiediamo

anche per noi sulla terra.

LA QUARTA DOMANDA

Quale è la quarta domanda della preghiera del Signore?

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Quale desiderio esprimiamo con questa domanda?

In primo luogo esprimiamo il nostro convincimento che senza l’aiuto della potenza e

della misericordia di Dio non possiamo vivere neppure un giorno.

In secondo luogo possiamo morire ogni giorno, per cui chiediamo da Dio di salvarci dai

desideri irrazionali, ad es. di raccogliere ricchezze per un frutto imprevedibile, mentre il

nostro prossimo muore per la mancanza del pane quotidiano. In altre parole, chiediamo

a Dio di darci né più né meno di ciò di cui abbiamo bisogno.

A quale tipo di pane si accenna in questo passo?

A due generi, a quello materiale e a quello spirituale, poiché nessuno dei due possiamo

ottenere senza la grazia e la misericordia divina. Il pane materiale cresce dalla terra,

quello spirituale scende dal Cielo. Il primo è per il corpo, il secondo è per l’anima. Del

pane materiale il Cristo ha detto: “L’uomo non vive di solo pane...” (Mt 4,4), mentre di

quello spirituale ha affermato: “Io sono il pane della vita che scende dal Cielo; chi

mangia di questo pane, vivrà in eterno” (Gv 6,51). Così il nostro pane sostanziale è in

primo luogo il Cristo, mentre l’altro pane è solo un’aggiunta ad esso.

LA QUINTA DOMANDA

Quale è la quinta domanda nella preghiera del Signore?

” E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Quale desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo l’aiuto divino nel dominare noi stessi e nel perdonare al nostro prossimo le

colpe commesse nei nostri confronti così come il Signore può perdonare le nostre colpe.

Lo stesso Cristo ho detto: “Se perdonerete agli uomini le loro colpe, anche il Padre

vostro celeste perdonerà a voi. Se non perdonate agli uomini le loro colpe, neppure il

Padre vostro perdonerà le vostre”. (Mt 6, 14,15)

LA SESTA DOMANDA

Quale è la sesta domanda?

”E non ciespore in tentazione”.

Quale desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo a Dio di ricordarsi della nostra debolezza umana e di non inviarci prove

difficili per rafforzarci, né di permettere al demonio di tentarci nelle disgrazie.

Che differenza c’è tra le prove che ci manda Iddio e la tentazione del diavolo?

In verità grandissima. Quando Iddio permette che ci colpiscono varie sofferenze, lo fa

per rafforzare le nostre virtù, come quando un pezzo di ferro è messo al fuoco per

trasformarlo in acciaio. Il demonio, invece, ci tenta con un peccato o con un tormento

per renderci peggiori, impuri e più deboli ed infine per allontanarci definitamene da Dio

e rovinarci completamente.

LA SETTIMA DOMANDA

Quale è la settima domanda?

”Ma liberaci dal maligno”.

Quale desiderio esprimiamo con questa domanda?

Chiediamo a Dio l’aiuto di liberaci dalle opere malvagie e da quelli che le compiono. È

come se dicessimo: “Liberaci, Padre, dalle opere cattive ed a quelli che fanno del male”.

Chi è il più grande malfattore da cui chiediamo al Signore di liberarci?

Satana. Tutti i peccati ad i mali che da essi procedono hanno la loro origine in Satana.

Perciò con questa domanda chiediamo a Dio, che è luce ed amore, di liberarci dal

Maligno, il quale è di per sé tenebra ed oddio.

LA GLORIFICAZIONE

Come termina la preghiera del Signore?

Con la glorificazione: ”Perché tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei

secoli. Amen”.

Che cosa esprimiamo con questa dossologia?

Esprimiamo la nostra fede in Dio, in quanto è il più potente e glorioso sovrano, che

unico può soddisfare le nostre domande. Perciò lo lodiamo, lo glorifichiamo e lo

amiamo.

Che cosa significa il termine “Amen”?

Amen è uno dei nomi divini. Iddio disse all’Apostolo Giovanni: “Così dice l’Amen, il

testimonio fedele e vero, l’inizio delle opere divine” (Apoc. 3,14). Noi concludiamo

ogni preghiera ed ogni ringraziamento a Dio con questa parola: Amen. Equivale a dire:

Iddio, Verità. Così quando facciamo un giuramento, concludiamo con “Amen”, che

significa: “Ciò che dico è vero come la Verità o come Dio”.

IL CARATTERE DEL CRISTIANO SECONDO LA NUOVA LEGGE DEL CRISTO

La nuova ed ultima legge di Dio è data agli uomini tramite Gesù Cristo, Dio incarnato,

perché gli uomini si formino un nuovo carattere, e si rinnovino, in modo da esseri degni

di chiamarsi figli di Dio e di ereditare il Regno dei Cieli.

Questo nuovo carattere dell’uomo deve essere simile a Dio e al Cristo e deve risultare

da tutte le virtù evangeliche, personali e comuni.

LO SVILUPPO DEL CARATTERE CRISTIANO

Il carattere spirituale e morale del Cristiani si sviluppa grazie a tre fattori.

Quali sono questi fattori?

L’obbedienza al Cristo ed alla sua Chiesa, il contributo personale nel conseguimento di

tutte le virtù e la Grazie divina ricevuta tramite i sacramenti oppure una particolare

ispirazione.

Quali sono le più grandi virtù cristiane?

La Fede, la Speranza e la Carità.

Possiamo esprimere tutto ciò con altre parole?

Un retto modo di pensare grazie alla fede nel Cristo; una purezza di sentimenti dovuta

alla speranza nel Cristo ed un operare rettamente attraverso l’amore nel Cristo.

Quali sono le altre virtù cristiane?

Ce ne sono molte, ma si ritiene che sette siano superiori alle altre:

• l’umiltà

• la generosità,

• la purezza morale,

• la misericordia,

• la continenza,

• la mitezza

• il fervore della fede.

Come giungiamo a queste virtù?

Con il praticare continuamente finché non diventano naturali come il respiro.

La pratica delle virtù cristiane è essenziale nello sviluppo del nostro carattere?

Si, come la vera cultura si consegue fondamentalmente con la messa in pratica delle

nostre conoscenze, così avviene anche con l’applicazione delle virtù cristiane nella vita.

Che cosa si oppone al corretto sviluppo del carattere cristiano?

Il peccato.

Che cosa è peccato?

In sostanza ogni peccato è menzogna e violenza.

Quali peccati sono chiamati mortali?

Quelli che portano alla morte eterna. Ce ne sono sette.

In quale rapporto stanno nei confronti delle sette maggiori virtù?

• Essi si oppongono a queste virtù:

• La superbia si oppone all’umiltà;

• L’avarizia alla generosità;

• La dissolutezza alla purezza morale;

• L’invidia alla misericordia;

• L’incontinenza alla continenza;

• L’ira alla mitezza;

• La disperazione al favore della fede.

Esistono altri peccati più gravi?

Ci sono i cosiddetti quattro peccati che gridano vendetta al Cielo. Essi sono: l’uccisione

premeditata accompagnata dalla rapina, la sodomia, il defraudamento del compenso ai

lavoratori, la vessazione delle vedove e degli orfani.

Esistono molti altri peccati minori?

Ci sono moltissimi minori o veniali nei pensieri, nelle parole, nei desideri e nelle opere.

Come possiamo liberarci dai peccati?

Con il sacramento della penitenza, con una solida autodisciplina, in modo che i peccati

non si ripetano, e con la pratica delle virtù.

LE BEATITUDINE

Il Signore Gesù Cristo salì su una montagna ed istruii così i suoe i discepoli:

“Beati i poveri di spirito, perché loro è il regno dei Cieli.”

Poveri di spirito sono coloro che si considerano assai piccoli a confronto con la

grandezza divina ed aspirano ad arricchirsi in Dio e nel suo Regno.

“Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.”

Coloro che piangono in questa vita transeunte sono simili al Figlio di Dio, che non rise

mai, ma molto spesso pianse per l’incomprensione umana, per i peccati e le sofferenze.

“Beati coloro che sono miti, perché ereditano la terra.”

Miti sono le persone che amano il prossimo e sono pazienti. Grazie alla sua mitezza il

Cristo è chiamato l’Agnello di Dio. Coloro che sono superbi ed irati sono l’antitesi dei

miti. Essi cercano di afferrare celermente e celermente perdono. A lungo andare i miti

risultano vittoriosi. I Cristiani furono perseguitati dai pagani e quasi annientati, ma oggi

essi costituiscono la maggioranza.

“Beati coloro che hanno fame e sette di giustizia, perché si sazieranno.”

Affamati ed assetati di giustizia sono coloro che malvolentieri sopportano l’ingiustizia

imperante su questa terra. Essi vedranno la vittoria del Cristo risorto, che vincerà tutte le

forze del male ed i loro cuori si riempiranno di soddisfazione e di gioia. Essi vedranno

anche la vittoria della Chiesa perseguitata e ne gioiranno.

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.”

Come noi ci comportiamo con i figli di Dio, così Iddio si comporterà con noi.

Misericordia in cambio di misericordia. Ma la sovrabbondanza della misericordia divina

è incomparabilmente maggiore della misericordia degli uomini. «Essi riceveranno cento

volte tanto», disse il Signore parlando dei misericordiosi.

La misericordia è una duplice virtù: essa è individuale e sociale. Noi siamo

misericordiosi anche nei confronti di noi stessi, quando non dimentichiamo la nostra

anima e la sua salvezza. L’egoismo, la vendetta e la spietatezza sono l’opposto della

misericordia.

“Beati i puri di cuore, perché vedranno Iddio.”

Il cuore dell’uomo è l’occhio adatto a vedere le realtà spirituali ed in primo luogo Iddio.

Con un lungo esercizio e con l’aiuto della Grazia di Dio il cuore può purificarsi di tutte

le sozzure del peccato, come testimoniano le vite dei Santi. I cattivi pensieri ed i

desideri macchiano ed accecano il cuore.

“Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.”

Il Cristo è chiamato principe della pace. Egli dava la pace ai suoi discepoli. Ognuno può

dare ciò che possiede. Se abbiamo la pace nelle nostre anime, possiamo dare la pace

anche agli altri. La pace dell’intelletto, del cuore e della volontà,una triplice pace

nell’unità - tale è in realtà la pace di Dio nell’anima. L’anima, che è priva d’equilibrio

non può avere pace.

“Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché loro è il Regno

dei Cieli.”

Essere perseguitati per la giustizia significa essere simili al Cristo ed agli Apostoli.

Nella Chiesa Ortodossa c’è un grandissimo numero di martiri che hanno sofferto per la

giustizia ed hanno ereditato il Regno celeste del Cristo. S. Pietro scrive: «E’ meglio, se

questa è la volontà di Dio, che soffriate facendo del bene anzi del male» (1Pietro 3, 17).

“Beati sarete quando vi copriranno d’insulti e vi cacceranno e vi diranno ogni

genere di male parole, mentendo, per causa mia.”

Qui il Cristo parla delle sofferenze che subiranno i suoi seguaci a causa sua. Essi

saranno offesi, calunniati e tormentati. Ma dovranno sopportare tutto con inflessibile

fede e speranza in lui che verrà un giorno come ultimo vincitore e giusto giudice. Allora

egli separerà i giusti dagli empi.

CONCLUSIONE

”Gioite e rallegratevi, poiché grande è il vostro compenso nei Cieli.”

Rallegratevi nel pianto, rallegratevi nella sofferenza, rallegratevi nella morte, poiché i

migliori tra gli uomini, che hanno percorso la stessa via cosparsa di spine come voi, vi

aspettano ora in quel mondo sul quale domina il Cristo, in cui non ci sono sospiri, né

angosce, né sofferenze, ma la vita e la gioia eterna.

LE ALTRE VIRTÙ INDIVIDUALI E SOCIALI.

La preghiera interiore: “Quando preghi, entra nella tua stanza, chiudi le porte e prega il

Padre tuo, segretamente, ed il Padre tuo, che vede il tuo intimo, ti ricompenserà

apertamente” (Mt. 6.16).

Il digiuno davanti a Dio e non davanti agli uomini. Quando digiuni, non mostrarlo

davanti agli uomini, ma al Padre che è nell’intimo, ed il Padre tuo che vede il tuo

intimo, ti ricompenserà apertamente (Mt.6,16).

La custodia dell’anima. È necessario curarsi spiritualmente dell’anima e del corpo, di

ciascuno di essi separatamente. L’anima differisci dal corpo e necessità di un altro cibo,

di un’altra veste e di un altro splendore. “Non vive solo l’uomo di pane, ma di ogni

parola di Dio.” (Lc. 4, 4).

La custodia dell’unità dell’anima. L’unità nell’anima significa forza e pace, mentre

l’anima divisa è sinonimo di debolezza e decadenza. “Se una casa è divisa in sé, una

siffatta casa non può resistere.” (Mt. 12,25), ha detto il Signore. Il quale ha pure detto:

“Nessuno può servire duo padroni... Non si può servire Dio e Mammona.” (Mt. 6,24)

Il controllo del cuore e dei pensieri. I buoni pensieri sono il seme delle buone opere.

Iddio vede i nostri pensieri. Conoscendo i pensieri umani Gesù disse: “Perché pensate il

male nei vostri cuori?” (Mt. 9.4) “Poiché dal cuore escono cattivi pensieri, adulteri” ed

ogni male (Mt. 15.19). È necessario un continuo esercizio nei buoni pensieri e desideri.

Il controllo della lingua. “In verità vi dico, per ogni parola inutile che dicono gli

uomini, essi risponderanno nel giorno del giudizio” (Mt. 12.36).

L’evitare l’ipocrisia. “Guardatevi dal lievito farisaico, che è l’ipocrisia” (Lc. 12.1)

“Non c’è nulla di segreto che non si saprà” (Mt. 10.26).

È necessario essere come bambini nell’umiltà, nella sincerità e nella fede. “In verità vi

dico se non ritornate alla condizione di bambini, non entrate nel Regno dei Cieli”.

La sopportazione. Sopportare ogni fatica nell’adempimento della legge del Cristo

significa assicurarsi la salvezza dell’anima. “Chi sopporterà sino alla fine, si salverà

(Mt. 10.22).

La moderazione del cibo, nel bere e nelle preoccupazioni. “Guardatevi dal cibo

eccessivo e dalle preoccupazioni di questa terra” (Lc. 21.34).

La fermezza nella fede senza alcun dubbio nella potenza e nella misericordia del

Cristo. “Non temete, soltanto credete”. “Credete che a Dio nulla è impossibile”.

Gesù disse: “Se poi credere, tutto è possibile per colui che crede”. Tenete presente che,

senza una salda fede nel Cristo, la speranza e l’amore sono privi di fondamento.

La conoscenza della Sacra Scrittura e delle potenza divina deve crescere ogni

giorno. Ciò contribuisce assai la rafforzamento della nostra fede nel Cristo. Il Signore

rimproverò i Saducei per la loro ignoranza dicendo: “Non conoscete né la Sacra

Scrittura né la potenza di Dio”.

La solitudine è molto utile per il controllo di se stessi, per considerare la propria vita e

per la conversazione con Dio. Per chi sa fare uso della solitudine, essa è molto

piacevole, mentre per le persone superficiali è noiosa. Il Signore spesso si isolava in

solitudine e si recava nel luoghi deserti e “stava li solo”.

La libertà dei beni terreni; la vita umana non consiste nella abbondanza dei beni che si

possiedono. L’anima umana vale davanti a Dio molto più di tutto il mondo. “Giacché

quale vantaggio ha l’uomo se conquista tutto il mondo, ma perde la sua anima?” (Lc.

12,15; Mt. 16,26). Bisogna essere molto attenti a non identificare noi stessi, la nostra

personalità o la propria anima con i beni materiali, ma a tenere la propria anima sopra

tutte le cose di questo mondo.

Il porsi davanti a Dio. L’uomo veramente religioso è perfettamente cosciente di essere

sempre di fronte ad Dio vivente e che vede tutto. Perciò si vergogna del peccato e va

orgoglioso delle opere giuste davanti a Dio. “A voi sono contati i tutti i capelli sulla

testa” (Mt. 10.30).

La vita in Cristo. “Colui che sarà in me come io in lui, produrrà abbondanti frutti,

poiché senza di me non potete fare nulla” (Gio. 15,5). Perciò entri il Cristo nel tuo cuore

come nella tua dimora e diriga dal tuo cuore i tuoi pensieri, i tuoi desideri le tue azioni.

L’attesa della morte e del giudizio divino. Colui che ogni giorno vede e sente come

muoiono migliaia di esseri umani e non pensa alla sua morte, non è ragionevole.

All’uomo che non pensava all’avvicinarsi della morte, ma raccoglieva cibo per un

lontano futuro, Iddio disse: “Stolto, questa notte ti prenderò via l’anima e quanto avrai

preparato, di chi sarà?” (Lc. 12.20)

La gratitudine a Dio è una grande virtù. Se avete ricevuto poco da Dio, e lo avete

ringraziato, egli moltiplicherà i suoi doni, come ha moltiplicato i cinque pani.

La glorificazione di Dio. Non cerate la lode da parte degli uomini, ma lodate Iddio.

Quanto più darete, tanto più ricevete. Dite come la Vergine Santissima: “L’anima mia

esalta il Signore e lo spirito si rallegra in Dio mio Salvatore” (Lc. 1.46-47).

LA PRATICA DELLE VIRTÙ SOCIALI

Fare l’elemosina. “Quando fai l’elemosina, non proclamarlo davanti a tutti, come fanno

gli ipocriti.. per essere lodati degli uomini. La tua mano sinistra non sappia quello che fa

la destra. Ed il Padre tuo, che vede nei segreti, ti ricompenserà apertamente” (Mt. 6,2-4).

Dare senza indugio. “Se qualcuno ti chiede qualcosa, dagli; e se qualcuno vuole avere

il prestito, non gli rifiutare” (Mt. 5,42). Da tutto il nome di Cristo e con lo spirito di

fraternità.

L’amore per i nemici. “Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono; fate

del bene a quelli che vi odiano e pregate Iddio per coloro che vi perseguono” (Mt. 5,44).

Non c’è una altra via per giungere all’unione con il Cristo né per realizzare su questa

terra la pace e la fratellanza.

Fare bene al prossimo. Come? Nello stesso modo in cui desideriamo che gli altri

agiscono nei nostri confronti. “Dunque tutto ciò che gli altri vi facciano agli uomini,

fate anche voi a loro, poiché questo insegnano la Legge ed i profeti” (Mt. 7,12). Dopo i

due grandi comandamenti del Cristo, questo è il più importante.

Il perdono al fratello. “Se tuo fratello pecca nei tuoi confronti, rimproveralo e, se si

pente, perdonagli. E se pecca contro di te sette volte al giorno, e sette volte al giorno

viene da te e dice: «mi pento» , perdonagli.” (Lc. 17,3-4)

La modestia. Gesù nacque in una stella. Perché allora noi ci diamo da fare per

conseguire i massimi onori ed il primo posto? Siedi all’ultimo posto: “Infatti chiunque

si esalta, sarà abbassato; chi si abbassa, sarà esaltato.” (Lc. 14,11)

La compassione per i peccatori. È questo il modo per aiutarli a correggersi. La

derisione e la condanna non servono a nulla. Il Cristo li ha considerati malati. Egli li

visitava (Zaccheo), mangiava con loro (Matteo), parlava affettuosamente con loro (le

peccatrici) ed in tal modo risuscitava a dare loro la salute spirituale e la dignità umana.

Lo spirito di riconciliazione. Prima di recarsi in chiesa e così pure prima di recarsi in

tribunale, il Cristiano deve cercare di riconciliarsi con il suo avversario (Mt. 5,23-25).

“Se tuo fratello ha peccato nei tuoi confronti”, prendi le misure graduali disposte

chiaramente dal Signore (Mt. 18, 15-17).

“La coraggiosa professione del Cristo davanti agli uomini: Chi si vergognerà di me e

delle mie parole davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui

quando verrà nella sua gloria.” (Lc. 9,26)

L’adempiere ai propri doveri. “Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di

Dio” (Mt. 22.21). Queste parole significano: date alle autorità civili ciò che loro spetta,

a Dio invece offerte spirituali. Come il volto di Cesare era impresso sulle monete, così il

volto di Dio è impresso nell’anima umana.

L’assennatezza. “A chi è stato dato molto, molto gli sarà richiesto” (Lc. 12,48). Queste

parole riguardano sia la salute, che la ricchezza, sia la scienza che gli onori. Se vi è stato

dato meno, meno si chiederà da voi. La giustizia divina è immutabile e perfetta. Non è

saggio ribellarsi a queste leggi.

La prontezza nel servire. Il servizio è stato nobilitato dal Cristo e nel Cristo. Così

coloro che servono spontaneamente nel nome del Signore, sono la nuova nobiltà. “Il

figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire... (Mt. 20,28). “Se io,

vostro Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarli l’uno all’altro...

Io vi ho dato l’esempio (Gv. 13, 14-15).

La prontezza al sacrificio non solo dei beni materiali, ma della propria vita per il

Cristo, il quale si è sacrificato per la nostra salvezza. “Non c’è amore maggiore di

quello di colui che offre la vita per i suoi amici” (Gv. 15,13). Possiamo avere molti

amici, ma il più grande è il Cristo.

La speranza o l’ottimismo cristiano. In tutte le avversità, disgrazie, sofferenze ed

anche nelle torture e nella morte, il Cristiano è pieno di speranza, perché ricorda le

parole del Cristo:

“Grande è la vostra ricompensa nei cieli”,

“Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima”,

”Io ho vinto il mondo”,

”Mi è stato dato ogni potere in cielo ed in terra”.

CAPITOLO VI

L’ANNO LITURGICO ORTODOSSO

Gesù Cristo ha santificato lo spazio ed il tempo, poiché è il Signore dell’uno e dell’altro.

Dovunque sia invocato il Suo nome, sia sulla terra che sull’acqua o nell’aria, dovunque

sia stato versato il sangue dei Martiri e siano conservate le reliquie dei Suoi Santi, o

dovunque vi sia una chiesa o un edificio consacrato alla sua gloria, tutti i questi luoghi

sono sacri a lui.

Lo stesso avviene con il tempo. Si celebra in onore del Signore ed egli è glorificato nel

sacramento dell’Eucaristia ed in tutti gli altri riti sacri per tutto il mondo. È glorificato

pure dalle sofferenze dei neomartiri e dalle persecuzioni dei giusti. Perciò ogni giorno

nel corso dell’anno gli è consacrato sia direttamente che indirettamente attraverso i sui

Santi.

LE FESTE

Quali sono le feste del Signore?

Ogni domenica è consacrata al ricordo della gloriosa resurrezione o della sua vittoria

sulla morte.

In quali altre feste celebriamo la gloria del Signore?

Esse sono: il Natale del Nostro Signore;

la Teofania;

la Presentazione al Tempio del Signore;

la Domenica delle Palme;

il Venerdì Santo;

l’Ascensione;

la Pentecoste;

la Trasfigurazione;

l’Esaltazione della Santa Croce.

Quali sono le feste alla Santissima Vergine?

La Natività della Vergine;

la Presentazione al Tempio;

l’Annunciazione;

la Dormizione.

Quali sono le feste in cui celebriamo i Santi?

La festa dei ss. Arcangeli Michele e Gabriele e di tutte le poteste angeliche; i giorni

consacrati alla memoria di S. Giovanni Battista; dei S. Apostoli, dei Profeti, dei S.

Padri, dei Gerarchi e dei Martiri.

Tutti i Santi sono segnati nel calendario ecclesiastico?

Per nulla. Sono segnate solo alcune centinaia, cioè un piccolo numero, che sono di

esempio particolare per la loro vita giusta, la grande saggezza, l’autodisciplina, la

coraggiosa professione di fede ed il martirio per la fede ortodossa.

A quali Santi sono consacrati i giorni della settimana?

• Il lunedì è consacrato ai Santi Angeli;

• il martedì a San Giovanni Battista;

• il mercoledì alla Santa Croce;

• il giovedì ai santi Apostoli ed a san Nicola;

• il venerdì alla Santa Croce;

• il sabato a tutti i Santi;

• la domenica, come già si è detto, alla Resurrezione del Cristo.

Ha la Chiesa ufficiature particolari per ogni santo?

Si. Queste ufficiature sono contenute nell’opera intitolata «Menei», che significa – libri

dei mesi. Ogni mese ne ha un volume, per cui abbiamo dodici volumi dei «Menei» ed

ogni giorno è consacrato ad uno o più santi.

IL DIGIUNO NELLA CHIESA ORTODOSSA

Chi ha istituito il digiuno come necessario per la salvezza?

Il Signore Gesù Cristo con i suo esempio (Mt. 4,2) e con il suo insegnamento (Mt. 6,16;

17,21).

Quale è il fine del digiuno?

• La purificazione del corpo;

• il rafforzamento nella volontà;

• l’elevazione dell’anima sul corpo;

• e, principalmente la glorificazione di Dio e la venerazione dei suoi Santi.

In che cosa consiste il digiuno?

• Nell’astinenza dai cibi grassi;

• Nell’astinenza dai cattivi pensieri, desideri ed opere;

• Nell’aumentare le preghiere, le buone azioni e lo zelo nella pratica di tutte le

virtù cristiane.

Come dividiamo i digiuno?

In due tipi: digiuni che durano più giorni e digiuni d’un solo giorno.

Quali sono i digiuni che durano più giorni?

Ci sono quattro periodi di digiuno di varia lunghezza:

• Il digiuno di Natale, che si protrae per sei settimane;

• Il digiuno Pasquale (Grande Quaresima), che dura sette settimane;

• Il digiuno degli Apostoli o di s. Pietro, la cui durata varia;

• Il digiuno della Dormizione della Vergine, che abbraccia due settimane.

Le date di questi digiuni, che durano più giorni sono segnate sul calendario

ortodosso.

Quali sono i digiuni che durano un solo giorno?

Ogni mercoledì e venerdì dell’anno, ad eccezione della settimana di Natale, delle

settimane che segue la domenica del Pubblicano e del Fariseo, prima dell’inizio della

Grande Quaresima, della settimana pasquale e di quella di Pentecoste.

Altri giorni in cui si deve digiunare sono:

• La vigilia della Teofania;

• La commemorazione della decapitazione di s. Giovanni il Battista;

• L’esaltazione della Croce.

LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI NELLA CHIESA ORTODOSSA

Che significato hanno i giorni destinati alla commemorazione dei defunti?

Questi giorni rinfrescano e rafforzano la nostra consapevolezza che noi ed i Cristiani

che sono morti, i nostri parenti, costituiamo un vivo ed indivisibile organismo, una

stessa Chiesa vivente. Noi siamo anche legati dallo Spirito della Vita ed in una certa

misura dipendiamo gli uni dagli altri.

Quale in nostro dovere nei giorni destinati alla commemorazione dei defunti?

E’ nostro preciso dovere in quei giorni pregare in chiesa e nei cimiteri, e così pure fare

elemosine per le anime dei defunti con il profondo convincimento che il Signore

accoglierà le nostre offerte per la pace di coloro ai quali sono destinate.

Quali tipi di commemorazione dei defunti ci sono nella Chiesa Ortodossa?

Due tipi: Commemorazioni particolari e generali. Le prima riguardano le famiglie che

fanno pregare e pregano i loro defunti; le commemorazioni generali sono fatte dalla

Chiesa per tutti i suoi membri defunti.

Quali sono le commemorazioni generali nell’anno ecclesiastico?

Sono tre: la prima precede la Grande Quaresima, la seconda la Pentecoste, la terza il

digiuno del Natale e si celebra il sabato precedente la festa di s. Demetrio (26 ottobre).

Oltre ai giorni destinati alla commemorazione, ogni sabato è con scarto ai defunti, come

provano le ufficiature dell’ «Oktoichos » e del «Triodion».

CAPITOLO VII

GLI OGGETTI SACRI.

Sono considerati oggetti sacri tutti quelli che sono consacrati al servizio divino.

Tali sono: le chiese, gli oggetti destinati all’altare, i vessilli, gli abiti ed i libri liturgici.

Tra i più importanti sono considerati la Croce, l’icone e le reliquie.

LA SANTA CROCE

Perché il Cristo stesso vi è morto per la nostra salvezza. La Croce è stata sempre

considerata come la bandiera comune dei Cristiani, quale simbolo della vittoria su

Satana, e su tutti i nemici del Cristo.

Da quale epoca i Cristiani usano il segno della Croce?

Dall’età apostolica.

In che cosa ci aiuta il segno della Croce?

Ci dà coraggio nella paura, umiltà nel dolore, libertà dalla violenza, speranza nella

disperazione.

Questo aiuto dipende dal materiale in cui è fatta la Croce?

No, ma dal Cristo tramite la Croce.

Perché proprio tramite la Croce?

Per ricordarci che l’umanità ha ottenuto la salvezza eterna grazie alle sofferenze del

nostro Salvatore sulla Croce.

Come la Chiesa dimostra la sua venerazione alla Croce?

Con l’uso della Croce in ogni funzione religiosa, in ogni preghiera in chiesa ed in ogni

cerimonia sacra fuori della chiesa; consacrando alla Croce due giorni alla settimana, il

mercoledì ed il venerdì, nelle letture e nei canti che hanno per oggetto il Crocefisso le

sue sofferenze ed il loro significato, affinché non li dimentichiamo.

Quale è l’inno consacrato alla Chiesa il mercoledì ed il venerdì?

E’un exapostilarion, le cui parole sono: «La Croce è la custodia di tutto l’universo; la

Croce è l’abbellimento della Chiesa; la Croce è la forza dei sovrani; la Croce è la

conferma dei fedeli; la Croce è la gloria degli Angeli e la ferita dei demoni.»

LE SACRE ICONE

Che cosa rappresentano le sacre icone?

Rappresentano il volto del Salvatore e gli avvenimenti della sua drammatica esistenza.

Quanto è narrato nel Vangelo, è raffigurato con i colori ai nostri occhi, è dipinto sui

muri delle chiese o sul legno o su qualche altro materiale. Ciò che nella lettura

apprendiamo con le orecchie, viene rappresentato dalle immagini ai nostri occhi.

Chi ancora è raffigurato nelle immagini?

La Santissima Vergine, gli Angeli ed i Santi.

Perché non veneriamo gli altri esseri creati o le cose, ma solo gli Angeli ed i Santi?

Perché gli Angeli ed i Santi sono legati alla figura divina del nostro Salvatore e perché

gli Angeli e gli esseri umani sono le uniche persone che abbiano un valore eterno. Ogni

altra creatura ha un valore relativo e temporale.

Quale è il significato fondamentale dell’icone degli Angeli e dei Santi?

Sostanzialmente rappresentano il predominio delle forze sopranaturali su quelle naturali.

Veneriamo le icone come oggetti materiali?

Affatto. Noi non adoriamo nulla e nessuno all’infuori della Santissima Trinità,

nell’unità, cioè un solo Dio. Ma veneriamo i Santi in quanto furono i migliori figli di

Dio e seguaci del Cristo e veneriamo particolarmente le loro immagini come i figli

venerano le immagini dei loro genitori o dei loro fratelli.

Le icone sono soltanto immagini del Cristo e dei Santi e simboli della nostra

venerazione nei loro riguardi?

Sono molto di più. Le icone benedette sono, per così dire, canali della Grazia che

guarisce, rinnova e santifica, da coraggio ed ammonisce. Il Signore tanto ama i suoi

Santi e Martiri, in quanto costituiscono le persone della sua famiglia più vicine a lui, che

dà una potenza particolare alle loro immagini, quando si venerano, ed ai loro nomi

quando s’invocano.

Come possiamo dimostrarlo?

Con l’ampia esperienza della Chiesa nel corso di molte generazioni, e della nostra stessa

e con l’azione miracolosa dalle icone.

Perché non ci fu alcun venerazione ed invocazione dei Santi prima del Cristo così

come dopo di lui?

Perché essi erano tutti nell’Ade, finché non vi discese il Cristo e liberò le loro anime.

LE RELIQUIE DEI SANTI

Che sono le reliquie?

I resti incorrotti dei corpi dei Santi, che hanno dimostrato un potere miracoloso.

Esiste un esempio della Bibbia che dimostri il potere miracoloso delle reliquie dei

Santi?

Esiste, confronta il 2° libro dei Re, 13.21.

Adoriamo le reliquie dei Santi?

No. Noi adoriamo solo l’unico e vero Dio che concede alle reliquie dei sui Santi un

potere particolare, perché li glorifichiamo, così come essi hanno glorificato Iddio finché

furono nei loro corpi.

Attribuiamo una forza magica alle reliquie ed agli altri oggetti sacri?

No, questo è un errore dei pagani. Il patere miracoloso di questi oggetti è attribuito da

noi al Dio vivente ed ai suoi Santi viventi e non ad oggetti.

CONCLUSIONE

Dalla Sacra Scrittura apprendiamo che Iddio onnipotente alcune volte ha compiuto

miracoli per mezzo di persone morte e di cose inanimate, come ad es.:

• per mezzo del bastone di Mosè (Esodo 4,2);

• per mezzo del serpente di rame (Numeri 21,9);

• per mezzo delle ossa di Eliseo (2Re 13,21);

• per mezzo della veste di Cristo (Matteo 9,20);

• per mezzo dell’ombra dell’apostolo Pietro (Atti 5,15);

• per mezzo del fazzoletto e di pezzi di stoffa appartenenti all’apostolo

Paolo (Atti 19,12).

Perciò non c’è dubbio che il Signore abbia compiuto miracoli per mezzo della Santa

Croce, delle sante icone e delle sante reliquie.

Questi miracoli debbono essere considerati come manifestazioni della misericordia

divina nei confronti di persone malate e sofferenti, come una testimonianza divina che

egli è onnipotente, Iddio vivente, che vede tutto ed anche le nostre opere. Così pure i

miracoli sono ammonimenti, affinché quanto più ne vediamo, tanto più fermamente

dobbiamo credere in lui con amore e timore e tanto più dirigere la nostra vita secondo i

suoi comandamenti. Altrimenti rischiamo de essere condannati con quegli Ebrei alla cui

presenza Gesù “fece miracoli, ma non credevano in lui” (Gv. 12,37). Perciò il Signore

disse: “Se non avessi compiuto tra loro opere che nessuno fa, non peccherebbero; ma

ora hanno visto ed hanno odiato me ed il Padre mio” (Gv. 15,24).

LE REGOLE DALLA CHIESA

I. Pregare Iddio, frequentare la Chiesa ed assistere al servizio divino ogni

domenica e festa;

II. Osservare i digiuni sia di un solo giorno che di più giorni come è prescritto;

III. Rispettare il Clero;

IV. Confessarsi davanti ad un sacerdote;

V. Evitare rapporti con i non credenti e non leggere libri atei e sconvenienti;

VI. Pregare Iddio per vivi e per i morti;

VII. Osservare i digiuni e recitare le preghiere particolari disposte dalle autorità

ecclesiastiche in caso di sciagure quali guerre, epidemie, fame, siccità ecc.;

VIII. Aiutare nel sostenimento della Chiesa, del Clero e nel loro lavoro;

IX. Educare i figli nella fede dei padri ed esortare i peccatori a convertirsi;

X. Aiutare sotto ogni aspetto la missione della Chiesa Ortodossa nel mondo.

CAPITOLO VIII

DALLA TRADIZIONE – DETTI DEI SANTI

Sulla Fede, Speranza e Carità:

«Nessuno può giungere al perfetto amore di Dio se non attraverso una ferma fede ed

una ferma speranza» - s. Simeone il Nuovo Teologo

Sul peccato e sulla virtù:

«La fine del peccato è la morte; la fine dei comandamenti divini è la vita eterna»

SanBasilio Grande

Sul peccato:

«Che cosa è il peccato? Pensieri, parole ed opere cattive»

San Simeone il Nuovo Teologo

Sul destino del peccato:

«Quando una creatura muore nel grembo materno, si seppellisce in terra. Così passa da

una tenebra ad un’altra. Anche il peccatore vive nelle tenebre in questo mondo e dopo la

morte passa in un’oscurità ancora più fitta e terribile»

San Macario

Sul peso della responsabilità:

«Non respingiamo il lieve peso della condanna di se stessi, ma ci assumiamo la

responsabilità più grave dell’autogiustificazione»

Abba Giovanni

Sulla preghiera:

«Ogni giorno passate in rassegna i peccati chiedendo a Dio il perdono ed Iddio vi

perdonerà»

« Costringi te stesso a pregare molto, poiché la preghiera è la luce dell’anima».

abba Isaia

Sugli angeli che ci stanno attorno:

«Vergogniamoci di fronte agli angeli più che davanti agli uomini, poiché molti sono gli

angeli attorno a noi».

Sulla preghiera:

«Chiedi a Dio non ciò ti affascina, ma ciò che è utile per la tua salvezza».

«Parla a lungo con Dio e poco con gli uomini».

Odia il peccato:

«Chi non odia il peccato, va annoverato tra i peccatori anche se non comete peccati».

«Ogni peccato è un’arma che forniamo al demonio contro noi stessi».

La preghiera nella malattia:

«Nelle malattie prima di cercare un medico, ripeti la preghiera».

La chiesa - tempio:

«Ama la chiesa di Dio, ma cerca di elevare nel tuo intimo un tempio a Dio».

San Nilo Sinaita

La preoccupazione per il corpo:

«La preoccupazione per il corpo può essere così grande che gli uomini a causa sua non

sono in grado di fare alcunché che sia degno di ammirazione e di stima. Ma quando la

preoccupazione per il corpo cede il posto a quella per l’anima, allora essa scompare,

come la cera si scoglie al calore».

San Isacco Siro

I doni di Dio:

«Ogni dono di Dio scompare quando non lo impieghiamo per la gloria di Dio, ma per la

nostra».

Sulla morte:

«Al momento della morte il morente rivede tutta la sua vita passata con molta

chiarezza... ed una paura terribile riempie la sua anima. Un giorno ciò avverrà anche

con noi».

San Tichon di Zadonsk

La fede e le opere:

«Né è utile impegnarsi nelle opere senza la fede, né è sufficiente professare la propria

fede senza le buone opere per giungere alla presenza di Dio. Ma entrambe le cose sono

necessarie per la formazione del vero uomo di Dio».

San Sava di Serbia

Istruite la vostra famiglia:

«Ripetete alla vostra famiglia ciò che avete appreso nello stesso giorno in chiesa».

La povertà:

«La povertà non è un male. Tale è solo il peccato. La ricchezza in sé non è un bene».

La gratitudine:

«E’ facile essere grati a Dio nei momenti di felicità, ma essere nella disgrazia significa

rallegrare Iddio e coprire di vergogna il demonio. Chi sopporta con un senso di

gratitudine verso Dio la disgrazia che lo colpisce, riceverà la corona del martirio».

«Ascoltate i comandamenti divini ed Iddio ascolterà le vostre preghiere».

San Giovanni Crisostomo

«Nessuno può essere salvato se non nel grembo della Chiesa, così come nessuno, che

non fosse nell’arca di Noe, poté salvarsi».

San Demetrio di Rostov

«L’ignoranza della Sacra Scrittura è mancanza di fede nei propri confronti».



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